Sindrome da burnout: quando il motore si surriscalda

sindrome da burnout

Immagina un’automobile

Immagina che il suo motore si surriscaldi sempre più, fino a comprometterne il funzionamento.
Quando questa dinamica riguarda un essere umano e non una macchina, parliamo di sindrome da burnout.

Con questa espressione anglosassone – che indica letteralmente qualcosa di bruciato – si fa riferimento ad una condizione di disagio psico-fisico.
Essa è dovuta principalmente a stati di stress e tensione prolungati.
In origine, la sindrome da burnout era riferibile solo all’ambito lavorativo. Oggi, per estensione, questa definizione viene applicata a vari contesti.

Le cause e gli effetti

Le cause del burnout possono essere molteplici: relazioni difficili con i colleghi e/o con i superiori, organizzazione non ottimale degli obiettivi da raggiungere, il peso delle aspettative connesse al proprio ruolo.
La cosa sicura, è che la sindrome da burnout comporta un peggioramento della qualità della vita di chi ne soffre.
Demoralizzazione, esaurimento emotivo e fisico, perdita di fiducia in se stessi: sono solo alcune delle conseguenze di questo malessere che potrebbe riguardare chiunque.

In una società che spinge a tenere sempre duro, a fare del distacco emotivo una virtù, sperimentare queste sensazioni potrebbe essere percepito dai più come indice di debolezza.
La verità è che gli individui sono macchine tanto complesse quanto essenziali. Non è possibile scinderli in due parti, una privata ed una pubblica. Ciò che viviamo nella nostra sfera professionale, inevitabilmente influisce ed è influenzato dalla nostra sfera più personale ed intima.

Il burnout genera effetti negativi sia per l’individuo inteso come singolo, che per l’individuo in società.
Quando si vive una situazione di disagio e stress, l’idea che si ha della propria persona e delle proprie aspirazioni può essere compromessa.
Allo stesso modo, anche le relazioni con gli altri possono essere intaccate.
Il rischio è di riversare nei rapporti interpersonali la propria frustrazione ed insoddisfazione.

Come prevenire la sindrome da burnout

Soprattutto in questo periodo, la sindrome da burnout potrebbe facilmente interessare molti soggetti, fra cui anche gli studenti universitari.

Le difficoltà dovute al Covid-19, hanno portato ad una riorganizzazione del tempo e delle attività delle persone. Non esistono più tempi di lavoro e tempi di riposo, non esiste orario in cui non si possa cercare di essere produttivi.
Ogni minuto che non sia dedicato allo studio o al lavoro sembra essere un’occasione sprecata per migliorare le proprie performance.
Si fa così strada il senso di inadeguatezza. A volte non si ottengono i risultati sperati, qualche volta se ne ottengono anche di peggiori.

Eppure, l’impegno c’è stato! Forse devo fare di più!

Si entra in un loop sfiancante dove più si pretende da se stessi e meno si ottiene.

Per prevenire la sindrome da burnout, la cosa migliore che si possa fare è, oltre a scegliere ambienti il più possibile confortevoli, concedersi di staccare la spina quando necessario. Talvolta bisogna perfino accettare di poter fallire. Gli errori non definiscono una persona. Per molti versi invece, è il modo in cui si reagisce ad essi a farlo.

Quando non ci si senta in grado di reagire da soli, ci si può rivolgere ad un professionista qualificato, come uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Comprendere che non possiamo sempre essere al top, prendersi del tempo per se stessi (anche per non fare assolutamente niente!), cercare di porsi obiettivi realistici e “perdonarsi” se qualche volta non si riesce a raggiungerli. Ecco qualche piccolo consiglio per evitare di surriscaldare il motore!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.