SmarTalks, la via di Lorenzo Ferrari per il mondo del lavoro

Lorenzo Ferrari smartalks

Lorenzo Ferrari, classe 99, è il co-fondatore del blog SmarTalks. E non solo!
Lorenzo – non dimentichiamo – è un semplice studente che, tra un post di LinkedIn e un esame universitario, ha lavorato nel mondo del marketing e della comunicazione in tutte le sue declinazioni.
In un contesto in cui le nostre conoscenze non riescono a trovare terreno fertile, Lorenzo rappresenta un esempio perfetto di come affrontare il mondo del lavoro acquisendo esperienza senza esperienza.

Bianconiglio Studio Milano
Bianconiglio Studio Milano

Lorenzo, sei un grande punto di riferimento nell’ambito della divulgazione del marketing.
Volevamo chiederti come nasce il progetto SmarTalks e soprattutto come nasce la tua passione per il marketing?

SmarTalks è nato a fine marzo 2020 con l’esigenza di fare esperienza. Durante la quarantena, trovare aziende che ti permettessero di fare esperienza era estremamente complesso e da tempo parlavamo di creare qualcosa di nostro tramite cui mettere in mostra le nostre skills.
L’idea nasce per avere qualcosa in mano oltre al curriculum. SmarTalks si è evoluto poi in qualcosa di più grande che ci ha portato alla creazione di un blog e ad avere un team composto da più di trenta persone.
Mentre la mia passione per il marketing nasce alla fine del secondo anno di università, quando iniziai ad utilizzare Linkedin. Tramite questa piattaforma cercavo informazioni per creare contenuti e, sì è assurdo, così ho scoperto questa passione.

Anche grazie al tuo lavoro traspare come il marketing sia tutt’altro che una scienza esatta. Entrando un po’ più nello specifico, secondo te qual è il ruolo delle emozioni nel marketing?

Ne ho parlato l’altro giorno con Mick Odelli, fondatore di DrawLight. Le emozioni sono il suo lavoro e quindi riprenderò le sue parole. L’emozione è un sentimento emotivo, una sensazione che si prova in una determinata circostanza e situazione. Che ruolo hanno nel marketing? Un ruolo fondamentale!
Si sa, oggi non si vendono più i prodotti, ma le emozioni e questo mette già in evidenza la loro importanza all’interno del marketing e, più in generale, nel mondo della comunicazione.
Le persone oggi acquistano esperienze che generano emozioni.

Da creator, come pensi si sia evoluto il concetto di content marketing durante la pandemia? Ci sono stati più svantaggi o vantaggi?

Non si è evoluto tanto il content marketing quanto il linguaggio. Il modo di comunicare ora risulta essere più attento, perché le persone dall’altra parte dello schermo sono molto più sensibili e anche più sofferenti.
La pandemia ha posto le aziende di fronte ad un’emergenza. Le scelte erano due: scegliere di comunicare o estraniarsi, evitando di interfacciarsi.
Gli utenti hanno premiato le aziende che durante la pandemia hanno comunicato rispondendo ad un’esigenza comunicativa, in un marasma di disinformazione e caos.
Le persone, infatti, vogliono essere guidate dal brand e vogliono che quest’ultimo prenda posizione. Chi lo ha fatto, è stato considerato positivamente.

Ancor prima di SmarTalks ti sei interfacciato con Linkedin e hai sperimentato in prima persona cosa voglia dire creare un forte personal branding. Quali sono i suoi punti di forza? E che consiglio daresti per crearne uno altrettanto efficace?

I punti di forza del mio personal branding sono la passione e la costanza. Pubblico da più di un anno e mezzo, ogni giorno senza pause e questo mi ha premiato nel tempo. Quello che consiglio a chi vuole iniziare è avere un profilo completo e ottimizzato, definire l’argomento che si intende trattare, definire il campo all’interno del quale si vuole operare e focalizzarsi sui contenuti.
Infine, ricordare che il personal branding lo fa non solo la qualità dei contenuti. Senza impegno e costanza è difficile ottenere i risultati sperati.

In genere, e a maggior ragione nel contesto pandemico che stiamo vivendo, una candidatura rifiutata può portare il lavoratore a sentirsi poco appropriato, spingendolo ad accantonare i propri progetti, accettando proposte non in linea con i suoi desideri. Allora ci chiediamo che approccio si dovrebbe avere dinanzi a quello che, erroneamente, vediamo come un fallimento?

L’approccio giusto secondo me, è quello di trarre il meglio dai propri fallimenti. È un periodo difficile e appunto per questo bisogna entrare nell’ottica che le aziende faticano ad assumere e sono diventate molto più selettive per la mancanza di budget. Abbattersi non fa altro che peggiorare la situazione. Quindi, se alcune candidature non vanno a buon fine, è importante non farne un dramma e cominciare a pensare che ci sono tante altre aziende da poter contattare. È necessario essere flessibili e non rimanere cristallizzati all’interno della propria situazione e dei propri desideri.
Il fallimento deve essere accettato come uno step del percorso di crescita

Uno dei problemi che affligge il mercato del lavoro italiano, è la piaga degli stage.
Cosa ne pensi?

Penso che non sia più il candidato che si debba vendere all’azienda oggi, ma sono queste che devono vendersi ai candidati. C’è bisogno di talenti che non puoi attrarre se non diventi attrattivo. Per questo le aziende dovrebbero evolversi, riformando in primis le job offers. L’offerta di lavoro non può solo parlare di ciò che l’azienda necessita, ma anche di ciò che può offrire. È un rapporto di dare-avere. L’azienda non è un’entità, ma è formata da persone che devono creare rapporti equi e biunivoci.

Da persona professionalmente precoce, come fare esperienza senza aver esperienza? Come poter essere scelti tra i migliori?

Abbiamo la possibilità di accedere a innumerevoli informazioni e risorse di cui prima non si aveva la possibilità. La rete e i social offrono la possibilità di coltivare le proprie passioni, accrescere le proprie competenze e di crearsi un lavoro. La difficoltà è identificare quello che piace davvero.
Il mio consiglio è quello di non cristallizzarsi dentro i propri pensieri e di uscire dalla propria zona di comfort perché solo così si capisce quale sia la strada giusta da seguire.
Bisogna mettersi in gioco senza aver paura perché non si ha nulla da perdere, anzi, forse è il contrario.

Come si vede Lorenzo tra cinque anni?

Spero di essere dove vorrei essere, al posto giusto, facendo quello che mi piacerebbe fare. Ancora non so esattamente cosa e penso sia giusto così.
Fa parte del viaggio ed è giusto scoprirlo col passare del tempo.
Sicuramente laureato (ride).

Dai, salutiamoci con un messaggio positivo per i nostri lettori, per chi ha intrapreso da poco la ricerca del lavoro e per chi è impelagato da un po’ di tempo.

Il mio messaggio positivo è non aver paura di mettersi in discussione, cercare di reinventarsi continuamente e di apprendere il più possibile.
La nostra intervista nasce proprio da quello, dal fatto che io faccia ciò che mi piace. Io, da semplice studente, ho avuto coraggio creando un progetto non sapendo come sarebbe andato.
Purtroppo abbiamo spesso paura di esprimerci e di farci notare. Ma oggi le occasioni per mettere in mostra le proprie capacità ci sono. Abbiamo tante possibilità per dimostrare quello che possiamo dare. Dimostriamolo. Non si ha nulla da perdere.
Provare, riprovare e divertirsi. Sempre.

Bianconiglio Studio Milano
Bianconiglio Studio Milano

A cura di Simona Francavilla & Angelo Ricco

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.