Le soft skills

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Che cosa sono

Le soft skills sono competenze di tipo relazionale, comunicativo ed organizzativo. Sono considerate trasversali poiché ci rendono la vita più semplice e di maggior successo in ogni contesto. Si differenziano dalle hard skills, perché quest’ultime riguardano le competenze tecniche acquisite in uno specifico ambito. Entrambe le tipologie sono però accumunate dalla possibilità di essere imparate, assimilate ed affinate sempre di più con esercizio ed esperienza. In particolare, le hard skills sono ottenute studiando e specializzandosi nelle materie in cui si vuole diventare professionisti. Le soft skills possono invece essere apprese sia in contesti formativi, sia nella vita privata.

Come sono valutate le skills nella nostra società

Ciò che è avvenuto, può considerarsi un vero e proprio cambiamento epocale. Nel ‘900 possedere una laurea faceva scalpore e bastava per differenziarsi dalla massa e trovare facilmente un posto di lavoro.
Oggi giorno invece, mostrare il “fatidico pezzo di carta” ad un recruiter, è considerato il requisito minimo per essere selezionati per un posto di lavoro. Le hard skills stesse sono date per scontate. Proprio per questo le soft skills sono state rivalutate ed attualmente sono considerate un vero e proprio tesoro del mondo del lavoro. Molte persone ad esempio sono bravissime nel loro mestiere, ma mancano di queste capacità e ciò di certo non contribuisce a creare un ambiente di lavoro armonico e ad aumentare la produttività di un’azienda. E’ per questo che in fase di selezione, a parità di competenze tecniche, vince il candidato con le soft skills più affinate.

Le soft skills più ricercate nel mondo del lavoro

Vi sono delle soft skills che dovrebbero essere comuni a tutti i ruoli professionali, ad esempio la capacità di comunicazione e di relazione. Altre invece sono più specifiche e dipendono da che tipo di ruolo viene ricoperto. Ad esempio :

  • capacità di leadership (cioè guidare e gestire un gruppo)
  • capacità di lavorare in un gruppo (cioè gestire conflitti, esercitare ascolto, perseguire un obiettivo comune)
  • capacità di analisi
  • intelligenza emotiva
  • autonomia
  • public speaking
  • assertività (cioè l’apertura al confronto, rispettando gli altri punti di vista)
  • creatività

Le soft skills nel curriculum

Quando si compila un curriculum vitae è necessario dunque indicare non solo le proprie hard skills, attraverso l’elenco dei titoli e dei certificati acquisiti, ma anche e soprattutto le soft skills che si ritiene di aver appreso durante una esperienza lavorativa o in generale, qualsiasi sia stato il contesto. Ovviamente vanno non solo riportate, ma soprattutto argomentate, affinché non sembrino esclusivamente delle frasi fatte. L’aspetto fondamentale è quello di far percepire a chi leggerà il nostro curriculum, che siamo consapevoli del cambiamento epocale e che abbiamo dunque sempre cercato di affinare parallelamente entrambe le tipologie di competenze.

Come valutare le soft skills in un colloquio di lavoro

In un colloquio di lavoro l’oggettività assoluta non esiste, ma non bisogna neanche perdere la professionalità. E’ necessario quindi cercare di capire se la visione del mondo del candidato coincide con ciò che si sta cercando, senza lasciare che la prima impressione influenzi interamente l’esito del colloquio. Partendo da questo presupposto, la capacità di comunicazione e di relazione del candidato, possono essere valutate analizzando il modo in cui il candidato si rapporta con il recruiter stesso.

Per valutare le altre soft skills, quelle più tecniche e meno generiche, il selezionatore può fare domande aperte affinché il candidato racconti esperienze passate in cui ha esercitato e messo in pratica delle competenze soft che, nonostante gli ostacoli, lo hanno portato al successo.

Oggi giorno è molto utilizzato il metodo S.T.A.R. che sta per

  • Situation
  • Task
  • Action
  • Result

Il candidato racconta una specifica situazione lavorativa che ha dovuto affrontare e illustra che tipo di compito ha svolto, che tipo di comportamento ha adottato e che tipo di risultato ha raggiunto.
E’ bene sottolineare sempre, non solo ciò che si è fatto bene, ma anche ciò che si sarebbe potuto fare meglio, attraverso l’analisi dei propri errori.
In questo modo si mostra di avere un grado di autoconsapevolezza sviluppato, che non potrà che essere apprezzato dal nostro recruiter.

Poi ci sono le domande ipotetiche proiettate nel futuro, ad esempio possibili scenari fatti di sfide e problemi. Sono domande che il recruiter progetta per valutare le capacità di astrazione e l’abilità di analisi del candidato. In questo modo il selezionatore può valutare se il candidato ha le caratteristiche del ruolo che si sta cercando.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.