87 anni per Sophia Loren: l’oro di Pozzuoli tra miseria e nobiltà

Sophia Loren

Nel giorno dell’87esimo compleanno di Sophia Loren, ricordiamo le sue umili origini: la ragazza di Pozzuoli che patì la fame, la miseria e la guerra, e che voleva «fare il cinema»

Una vecchia fotografia ingiallita dai margini irregolari e usurata dal tempo, fa da padrona nello studio sito in Via Napoli del fu fotografo di Pozzuoli, Vincenzo Conte.

In primo piano una appena adolescente Sofia Scicolone (molto prima di Sophia Loren) ancora acerba di fronte alla fotocamera, posa sulla scogliera del lungomare della città flegrea che le ha dato i natali, rivolgendo timidamente lo sguardo oltre l’obiettivo.

Sophia Loren cresce nell’affollata casa dei nonni materni in Via Solfatara nº5 di Pozzuoli adiacente all’Anfiteatro Flavio, tra i bombardamenti della guerra e le ristrettezze economiche.

Sofia senza il ph, era solo una tra le tante bambine che nate e cresciute durante la Seconda Guerra Mondiale, combatteva quotidianamente con la miseria e la fame

La chiamavano lo stuzzicadenti perché non mangiava, o meglio, non c’era niente da mangiare: andava avanti con la iónta, l’aggiunta della pagnotta che “Ignazio il panettiere” controvoglia segnava sul conto della famiglia Villani-Scicolone, con la promessa di saldarlo n’ata vota. Conto ahimè mai più saldato perché i soldi non c’erano. Così Sofia cresceva solo in altezza.

Non conoscevo di persona Sophia Loren, ma ricordo che qualche volta dal mio balcone mi capitava di osservarla mentre camminava per andare a “comprare” il pane vicino casa mia. Cosa mi colpiva di quella esile ragazzina che mano nella mano della sorella percorreva le strade della mia città, non so dirlo. Probabilmente era il suo portamento innato, la classe e l’eleganza nonostante il volto, il corpo e gli abiti segnati dalla guerra.
Non era ancora famosa né formosa, ma aveva quella qualità in più, che la faceva luccicare.

Domenica, di Pozzuoli

«Mi chiamo Scicolone Sofia, sono di Pozzuoli e sono qui per fare il cinema…»

La vita mi ha portato lontana dalle mie radici, ma il mio cuore resta lì in quelle terre[..], in via Solfatara dove trascorrevo le mie giornate, tra i profumi e gli aromi della povertà. Lì il canto di mammà e il calore della stufa mi facevano compagnia e, quando c’erano i soldi, il ragù borbottava nella pentola.

Sophia Loren quando arriva a Cinecittà ha negli occhi la fame: di cibo, di lavoro o forse semplicemente di cinema. Vive a digiuno di tutto, da ragazza di Pozzuoli durante la guerra, finita a Roma con la madre a 15 anni, per cercare di sbarcare il lunario e farsi strada in quel mondo che poi le porterà lauti guadagni.

Piano piano ho cominciato a lavorare, a incontrare delle persone -aggiungerei nel posto giusto al momento giusto- , a imparare le lingue. Ho cominciato dalla A alla Z: come vestirmi, come comportarmi con la gente, che cosa dire agli altri. Io venivo da Pozzuoli quindi tutto quello che io ho avuto, ho lavorato moltissimo per averlo. [..] Forse ho avuto coraggio, ho creduto in quello che potevo fare e perché ho creduto nella vita e ci credo ancora e ci crederò sempre.

Sophia Loren senza indugio ricorda i suoi inizi così difficili, della guerra, la fame e la povertà, l’estrema povertà che ha segnato l’infanzia e parte della sua adolescenza.

Sophia Loren, ostinata nel realizzare i suoi sogni d’infanzia

La bellezza aiuta, ma da sola non basta. Ci vuole l’anima, il cuore e la determinazione, e Sophia Loren ne aveva da vendere. Non si è mai fermata davanti alle ostilità o sconfitte che incontrava sul suo cammino.

Era determinata e decisa ad andare fino in fondo, perché era convinta che la determinazione fosse la chiave per sognare anche la luna, con buone possibilità di arrivarci. 

Sophia Loren si fa strada nella giungla del cinema partendo da quel retroscena povero, talvolta condito da malelingue per la sua condizione di figlia di una donna non sposata perché abbandonata dal marito e con una sorella non riconosciuta dal padre, quindi illegittima. 

Non era affatto scontato voler fare il passo più lungo della gamba e ambire ad un futuro diverso in quel contesto non del tutto favorevole.

I miei sogni d’infanzia erano quelli che prendevano corpo negli schermi dei cinema di Pozzuoli: le fiabe, i sogni, gli incantesimi che uscivano dallo schermo e mi rimandavano a casa con un cuore pieno di desideri, pieno di speranza.
Stavo sempre al cinema quando potevo e quando c’erano i soldi [..] perché lì potevo sognare. 

Da Scicolone a Lazzaro a Loren: Sofia agli occhi dei puteolani

In quegli stessi cinema (e prima ancora nei fotoromanzi sotto il nome di Sofia Lazzaro, perché faceva resuscitare i morti), Sophia Loren ispirava le tante ragazzine puteolane che con orgoglio esultavano per la loro coetanea concittadina, che dopo la guerra era stata capace di chiudere definitivamente quella parentesi di stenti e rinunce.

Era il 1954, l’anno di Miseria e Nobiltà e L’oro di Napoli, e Sofia era a Pozzuoli probabilmente per fare visita ai suoi cari. Io avevo 13 anni all’epoca, e quel giorno uscii prima da scuola con le mie compagne e andammo fuori la casa di sua nonna Luisa, dove ha vissuto. Ci fecero entrare e fu lì che la vidi. Era altissima e bellissima, ormai matura nei movimenti. Riprendeva più volte i capelli già perfettamente in ordine, e portava una lunga pelliccia che tolse quasi immediatamente, esclamando quanto caldo facesse, con la sua marcata cadenza puteolana ancora riconoscibilissima nei primi film da protagonista.
Io, che mi fermavo a leggere i suoi fotoromanzi seduta sul muretto della stessa strada che anni prima percorreva per guadagnarsi il pane quotidiano, e che al cinema Toledo avevo già visto nei panni di Barbara in Africa sotto i mari, feci fatica a realizzare, tanto mi parve una visione. Oggi, ad 80 anni, ne ricordo benissimo i particolari.

Domenica, di Pozzuoli

Sophia Loren e l’eredità che lascia alla sua Pozzuoli

Per noi puteolani, Sophia Loren è stata, è e sarà una parte fondamentale nella nostra cultura.

Per i nostri avi, che hanno vissuto i suoi stessi affanni e privazioni, talvolta incrociando lo sguardo di colei che con passo sicuro si è mossa speranzosa verso un avvenire miglioreper noi, le nuove generazioni, che attraverso racconti, ricordi, fotografie e luoghi (come il Cinema Sofia, rigorosamente senza ph)abbiamo ricostruito il mito della puteolana più conosciuta della storia del cinema, vivendo con fierezza nella sua ombra esemplare, consapevoli di quanto il profondo legame con la sua città natale fosse distintivo.

In parte è anche grazie alla sua puteolanità che deriva il nostro orgoglio e vanto nel poter rimarcare ogni volta che ne abbiamo l’occasione, l’appartenenza al comune di Pozzuoli, lasciando intendere che condividiamo le radici con l’icona che prima e meglio di tutti ha rappresentato la bellezza e il genio italiano nello star system nazionale e internazionale.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.