Sorrento: “nella Terra delle Sirene, una balena si arena”

Sorrento balenottera si arena; l’agonia di una balena che disorientata finisce il suo corso

Lo scorso giovedì, viene avvistata nel porto di Sorrento una balenottera, nuotava disorientata nelle acque cristalline della splendida costiera.

Sguazzava ferita tra la banchina per poi inabissarsi sul fondale. Il giorno seguente, venerdì, i sommozzatori dell’Anton Dohrn e dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, individuano il grande cetaceo a circa venti metri di profondità. Dalle prime analisi effettuate dagli esperti del Cert viene ipotizzato che si trattasse di un cetaceo più grande rispetto a quello avvistato. Parole poco dopo smentite da una nota comunicata dal Parco Marino di Punta:

“si tende ad escludere che possa trattarsi di due esemplari diversi: molto probabilmente si tratta dello stesso”.

Sorrento: “il miracolo della balena”

La costiera sorrentina ha un rapporto unico con il mare. Questa sua unicità la si deve al legame tra l’abate Sant’Antonino, patrono della città ed una storia cosparsa da un’aura leggendaria: “il miracolo della balena”.

Questa storia risale a circa 1400 anni fa. Si narra che in una tranquilla mattina d’estate nelle acque della costiera, appare tra i bagnanti un enorme cetaceo: una balena. Quest’ultima inghiotte un bambino sul bagnasciuga e istantaneamente intervengono i marinai della zona, ma nulla da fare, la balena sembra aver avuto la meglio.

Senza perdersi d’animo, la mamma del piccolo decide di rivolgersi a Sant’Antonino, all’epoca abate del monastero di Sant’Agrippino. Prontamente, il frate si reca in spiaggia ed ordina all’enorme balena di restituire il bambino alla sua famiglia. Questa storia presenta un colpo di scena, un lieto fine incredibile:

“con l’aiuto dei pescatori, la balena restituì il fanciullo, che riabbracciò la sua mamma sano e salvo“.

Le tracce del “miracolo della balena” sono testimoniate da un grande osso conservato all’esterno della chiesa. Un osso di balena, a detta dei fedeli una delle reliquie più importanti per la città.

La più antica storia del bacino del mediterraneo è identificabile attraverso varie tappe della storia

Citiamo il profeta Giona, il quale nel secondo capitolo del suo libro biblico, racconta di essere stato inghiottito da un grande pesce. Rivela di essere rimasto al suo interno per tre giorni e tre notti, fino a quando Dio stesso esaudì la sua preghiera e lo liberò su una spiaggia.

Questa medesima vicenda viene poi riportata nel Vangelo di Matteo nel racconto della sepoltura e la Resurrezione di Cristo:Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

Quella della balena, è un‘allegoria primordiale dalla quale gli esseri umani devono redimersi per vivere. La pancia di questo enorme cetaceo è una pancia singolare, in quanto il profeta anziché essere digerito, viene accolto come se fosse una caverna in cui vivere la sua fase di sospensione per poi rigenerarsi.

Questo rinnovamento viene ripreso anche nei secoli successivi, come nei Cinque Canti di Ludovico Ariosto, in cui si narra di Astolfo ingerito da un cetaceo a causa della maga Alcina. Lo Cunto de li cunti di Giambattista Basile in cui Nennella, la protagonista, finisce in un “grande pesce fatato” dove trova splendidi giardini, una casa signorile e dove diviene bella come una ninfa. Pinocchio, la metamorfosi definitiva del burattino in bambino, matura proprio dentro il pescecane in cui ha ritrovato Geppetto, suo padre.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.