Il mondo del calcio giovanile: dai Primi Calci alla Juniores

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Un focus alla scoperta del “settore giovanile”

Non esiste bambino, adulto o anziano che ad oggi non parli di calcio.
Calcio inteso in tutte le sue forme, da quello giocato a quello teorico, il famoso calcio da bar. Ogni sportivo lo vive a modo suo, con le sue convinzioni, le sue idee e le sue esperienze.

Fortunatamente esiste una piccola fetta di calcio che si dissocia dal mondo televisivo, degli sponsor e del business: il calcio giovanile, ovvero quel calcio che a differenza del settore professionistico, vede come protagonista e fulcro centrale il bambino, il piccolo atleta o l’adolescente, ed è qui che si riscopre la vera essenza del calcio, è qui che tornano quei valori che da qualche anno sembrano non esistere più nel settore professionistico, a causa di un male che sta man mano divorando gli ideali sul quale si è basato il calcio per anni: il business.

Jorge Luis Borge, scrittore e poeta argentino, afferma “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio”.

Questa frase, che ormai popola gran parte dei siti web, sta a significare che il calcio, così come come l’amore, non ha un inizio o una fine, c’è sempre stato e sempre ci sarà.

Il calcio, quello vero, inizia ogni volta che un bambino lo scopre, da quando inizia a dare i primi calci ad un pallone in una scuola calcio, in quel piccolo campo che per lui, sembra il Santiago Bernabeu o il Maracanà. Ed è qui che subentrano le scuole calcio, nella fase della più tenera età, intorno ai 4 o 5 anni, ed è proprio qui che iniziamo a parlare del peso e l’importanza che ha una scuola calcio nello sviluppo e la crescita del giovane calciatore.

Lo scopo del settore giovanile

Molto spesso non si comprende il reale scopo della scuola calcio.

Per molti genitori, o addetti ai lavori, il livello di competenza della scuola calcio si valuta dal numero di trofei che espone in bacheca a fine anno, per altri da quanti “provini” faranno i propri figli.

Il Settore Giovanile delle Società di calcio si pone l’obiettivo di favorire la formazione dei giovani calciatori. Questo non risulta essere l’unico scopo, in quanto la Scuola Calcio si pone degli obblighi morali nei confronti dei bambini. La crescita di questi ultimi deve avvenire in modo sano e secondo seri principi morali per far formare non solo dei buoni calciatori ma soprattutto delle persone corrette, leali e responsabili, capaci di riconoscere non solo le regole del campo di calcio ma anche quelle poste dalla società in cui si vive.

Categorie e competenze

In base all’età i ragazzi della scuola calcio vengono divisi in categorie:

Piccoli Amici

Sono visti come le mascotte della scuola calcio. Piccoli bambini che corrono felici e urlanti con il proprio pallone. Si tratta di pura attività ludica, vista la tenera età, che si pone come obiettivi calcistici lo sviluppo del dominio del pallone, la cognitività spazio/tempo e l’apprensione delle regole di base del calcio. Non sono previsti tornei o partite con risultato.

Pulcini

Entriamo in una fase particolare. I ragazzi di questo settore iniziano a vedere e comprendere le partite in TV, ad avere i proprio idoli ed emularli. Lo scopo di questa categoria è quello di inserire esercitazioni più complesse, in relazione alla crescita sia fisica che calcistica.
In questa categoria vengono fatte svolgere le partite e i giochi a confronto per misurarsi non solo sulle basi dell’incontro di calcio ma anche dal punto di vista della tecnica calcistica. In queste categorie, gli istruttori devono porsi l’obiettivo di entrare in simbiosi con il piccolo atleta, la figura del “mister” deve essere vista come quella di un amico di giochi ed un esempio da seguire e non come un giudice supremo pronto a valutare qualsiasi azione si compie, in partita o in allenamento.

In queste prime due categorie, bisogna lasciare massima libertà di espressione al bambino, e l’errore maggiore in cui può incappare un istruttore è quello di porre limiti (soprattutto mentali) al giovane atleta. Fondamentale sarà anche il modo con il quale avviene la comunicazione, che deve essere efficace, efficiente e adatta all’età con il quale si ha a che fare.

Esordienti

Entriamo in una fase critica per il ragazzo: l’adolescenza. A questa età si entra nel mondo vero e proprio della scuola, iniziano i primi test e esami ed oltre a lavorare sulla tecnica, bisogna lavorare molto sull’aspetto psicologico del giovane atleta. Bisogna incoraggiare l’autostima e la coscienza del ragazzo. In questa categoria sono già consolidate determinate capacità motorie e comunque vanno allenate per migliorarle e perfezionarle. Le capacità calcistiche tecniche e tattiche non devono essere tralasciate, in quanto le partite diventano dei confronti agonistici. Le nuove regole della categoria, l’arbitro ufficiale, giocare sul campo “dei grandi” fanno si che i giovani calciatori si sentano maggiormente responsabilizzati nell’ambito della partita. 

Giovanissimi

In questa categoria si inizia a dare una maggiore importanza alla collettività di gioco, ponendo al centro sempre il giovane atleta.
Durante questi due anni, l’atleta inizia ad affacciarsi nei primi concetti di tattica e di “gioco di squadra”, argomenti che fino a questo momento dovrebbero essere quasi ignoti.

Allievi

Parliamo adesso dell’ultimo step della scuola calcio. In questa categoria si cerca di avvicinare sempre di più l’atleta a quelle che sono le dinamiche del “calcio professionista”. Aumenta l’intensità degli allenamenti, si lavora anche sugli aspetti fisici, ma ponendo al centro del progetto sempre il singolo ragazzo.

Juniores: (tra i 16 e i 18 anni):

In questo caso non si parla più di attività di base, o scuola calcio, ma di attività agonistica vera e propria. Se il giovane atleta ha elaborato al meglio tutte le fasi di tutte le categorie precedenti, sarà in grado di entrare al meglio in questo mondo. Ad ogni modo, purtroppo, al giorno d’oggi sono tanti i ragazzi che decidono di concludere il proprio percorso calcistico durante questi anni.

Bisogna tenere ben presente quindi, che ogni bambino, adolescente o ragazzo, durante tutto l’arco della attività di base è il protagonista assoluto della scena.

Nei prossimi articoli introdurremo le metodologie di allenamento più utilizzate nel mondo del settore giovanile e approfondiremo il concetto di attività agonistica di base, dal punto di vista degli istruttori.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.