SSC Napoli, dallo scudetto a un’estate di errori

SSC Napoli, dallo scudetto a un'estate di errori

Cronaca di metà anno in cui dallo scudetto si è sbagliato tutto, dopo le scuse ora serve ricostruire

Sono passati poco più di sei mesi dal momento più bello delle nostre vite, sei mesi da quello scudetto che rientra sicuramente nella top 3 degli eventi più rilevanti della nostra esistenza ma, mantenendo il contatto con la realtà, sembrano essere passati anni.
A Napoli in questi mesi tante cose sono cambiate, rapporti conclusi in malo modo e scelte sbagliate sono stati i punti cardine della gestione societaria dal 4 giugno ad oggi.
Se i primi due scudetti portano il nome del più grande di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, questo terzo scudetto non può non essere associato al nome di Luciano Spalletti, al quale va data massima riconoscenza per il lavoro svolto all’ombra del Vesuvio.

ADL ha ricominciato da zero con una programmazione evanescente

Andando avanti cronologicamente, nel momento in cui un rapporto lavorativo si interrompe, il compito di ricostruire deve spettare all’organigramma societario di vertice. Ancor di più quando a salutare è anche il dirigente sportivo Cristiano Giuntoli, a cui va fatta una menzione speciale per la scoperta dei calciatori protagonisti dell’annata passata.
Invece, da quel 4 giugno, si è scelto di ricominciare da capo, ma precisamente in che modo?
Aurelio De Laurentiis ha creduto di saper riuscire a gestire assenze dirigenziali, un nuovo progetto tecnico da mettere in atto e problemi contrattuali, tutto da solo o quasi, scegliendo le figure di Meluso come Ds e Rudi Garcia come tecnico. A quel punto si è deciso di intervenire sul mercato credendo fortemente nella continuità con l’anno precedente, ma non è andata così. La risposta sta già nella scelta del team dirigenziale, evanescente per usare un eufemismo.
Si è iniziato il campionato con un allenatore che manda via il preparatore atletico dell’anno dello scudetto, rinnovi ancora in sospeso e non avendo sostituito decentemente un terzo della spina dorsale di quel glorioso Napoli: Kim Min-Jae.

Un muro di “no” che frena la vision del Napoli

Se oggi tutti dicono di no, dopo averlo fatto ieri, perché dovrebbero cambiare idea domani?
L’esperimento Garcia è naufragato prima di iniziare, la paura che in precedenza si siano presi tanti “no” da altri tecnici è reale, perché tale precedente pregiudicherebbe anche le scelte dei prossimi anni e la reputazione del club.
Ogni professionista dello sport ha diritto a chiedere alla propria futura società chi siano gli elementi dell’organigramma dirigenziale. Non lascia alquanto sorpresi l’ipotesi che i vari tecnici abbiano avanzato questa domanda. E, secondo il parere di chi scrive, se la risposta è stata vaga o riportata al mittente, non bisogna sconvolgersi se sono stati ricevuti rifiuti a più riprese.
Dalla vittoria dello scudetto, poi, delegittimando chiunque sia andato via dalla città e additandolo per “traditore”, si è cercato non solo di esimersi da eventuali colpe ma anche di gettare fango su quella fantastica pagina di storia delle nostre vite che è stata lo scudetto.

È finito il tempo delle scuse, adesso Napoli merita rispetto

Poi è arrivato il momento delle dichiarazioni, senza sosta, talvolta senza limiti, sparando a zero su qualsiasi componente sportiva e politica. E forse, la narrazione per cui egli stesso adesso ammette “sarebbe bastato praticare lo stesso calcio di Spalletti”, è stato l’errore di lettura più rilevante. Voler riprodurre qualcosa di irripetibile, emulare un lavoro racchiuso in un periodo di nove mesi difficile da far tornare indietro, ha portato il Napoli ad essere in balìa di se stesso.
ADL si è preso le sue colpe, ha ammesso pubblicamente gli errori commessi: anche lui si è reso conto che il tempo delle parole è terminato.
Quel tricolore sul petto va rispettato, dagli undici che scendono sul terreno di gioco ma non solo. Da chiunque si prenda la responsabilità di rappresentare il Calcio Napoli. Tutti sono coinvolti.

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