Google chiude gli studi interni dedicati a Stadia

Stadia-di-Google

Stadia di Google: i fatti

Stadia consiste in un progetto molto interessante e dalle tante potenzialità; viene sviluppato da Google e questo è stato sia la causa della sua concretizzazione (a tratti) buona e affascinante sia la causa della sua sfortunata decadenza. Ad oggi, gli studi interni dedicati a Stadia sono stati chiusi.

Nascita (e morte) di un progetto

Nel 2019, Google presenta e successivamente rilascia Stadia, ossia una piattaforma tramite la quale è possibile giocare a dei videogiochi semplicemente acquistando il controller, un abbonamento e, per giocare anche sulle TV, Google Chromecast Ultra. Il servizio caratterizzante Google Stadia è il cloud gaming, quindi una sorta di Netflix, ma dei videogiochi. Quindi Stadia è una sorta di console, che però come oggetto fisico prevede solo il controller.

Il cloud gaming in generale è considerato un passo verso il futuro, quindi qualcosa di innovativo e da non sottovalutare; i videogiochi possono girare su Computer e Laptop senza che essi abbiano caratteristiche eccessivamente alte e che quindi si avvicinino agli standard per supportare il gioco (nel caso in cui fosse acquistato da uno store).

Ciò che Stadia doveva mettere a disposizione era una buona e vasta gamma di titoli, il cui numero di fps durante lo stream avrebbe dovuto essere all’incirca fisso. Stessa cosa per la risoluzione, in teoria su carta piuttosto alta sostanzialmente sempre e garantita.
Non è andata secondo i piani di Google. Infatti, per via delle mancate caratteristiche dei videogiochi durante la loro riproduzione nel 2020, è stata presentata una denuncia verso l’azienda statunitense. Inoltre per le poche vendite ed altri dettagli presi in considerazione da Google, gli studi interni dedicati a Stadia sono stati chiusi.

Peccato per Stadia, ma per il cloud gaming la storia continua

Da un lato è un peccato in quanto l’idea era molto buona e valida; dall’altro, in un certo senso, c’era da aspettarselo. Una piattaforma simile a Stadia la sta sviluppando Amazon, ed è Amazon Luna.

Attualmente non è ultimata, nè disponibile in tutti i paesi. Resta qualcosa da tener d’occhio e da non sottovalutare, poiché potrebbe essere, per la comodità, la praticità, per certi versi la convenienza e le possibilità che tale servizio offrirebbe, molto usata ed apprezzata da tantissimi utenti.

Google, grande azienda con tanti successi e fallimenti alle spalle

Google è senz’altro un’azienda di successo, molto potente nonché utile. I suoi servizi, da Google Maps a Google Search, vengono usati ogni giorno e ogni minuto da tantissime persone. Negli anni Google ha avviato diversi progetti, creato servizi e prodotti tecnologici di più generi; tanti di questi, però – più di cento in totale tra servizi e prodotti – non hanno avuto un finale positivo. Alcuni sono stati abbandonati, altri chiusi, ed altri hanno difetti evidenti dal numero variabile.

Un esempio è il loro smartphone, il Google Pixel; si caratterizza da un’elevata fluidità, dal fatto che usano una versione stock di Android e da altre caratteristiche accattivanti. L’altro lato della medaglia vede problemi di tipo tecnico.
Altro esempio di progetto finito male, è rappresentato dai Google Glasses, sui quali Google ancora riserva qualche energia, ma che non sono più in commercio e su cui Google non punta più in particolar modo. Ci sono poi delle applicazioni che sono state allontanate dall’utenza, che non ha potuto più usufruire delle loro funzioni.

Non è però detto che Google, azienda fondata decenni fa con sede principale in California, non possa realizzare cose grandi, utili o roba simile; Google Earth, Google Maps o Android – sviluppato da Google e rilasciato per la prima volta più di 10 anni fa – ne sono un esempio. Con Google Stadia, di cui gli studi interni dedicati a Stadia sono stati chiusi, c’è stata delusione, tanto tra gli utenti quanto tra terzi e per Google stessa, ma si poteva fare di meglio.

stefano-popolo

A title

Image Box text

STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.