Parola d’ordine: solidarietà. Arriva il tampone sospeso

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Il tampone sospeso: intervista a Padre Minervino e all’Assessore Avallone, che ci parlano di questa iniziativa solidale tutta napoletana

Il tampone sospeso ha come parola d’ordine la solidarietà.
Essere disponibili per il prossimo, in questo periodo, è il modo migliore per sentirsi vicini, anche se siamo tutti ancora distanti. Oggi ce lo spiegano Padre Francesco Minervino, della Parrocchia della Resurrezione di Scampia a Napoli e l’Assessore alle politiche sociali della VIII Municipalità Gerardo Avallone.
Entrambi, insieme all’associazione Sadisa, si sono uniti e stanno collaborando per aiutare il popolo napoletano nel modo più concreto e utile durante la pandemia: assicurare un tampone a chi non può permetterselo.

Nasce così il tampone sospeso, prima nel Rione Sanità e da pochi giorni è arrivato anche a Scampia. Si chiama così per la storica usanza del caffè sospeso, tipica del popolo napoletano che, in quel caso, lasciava un caffè pagato a chi non poteva permetterselo, mentre ora, in tempi di Covid, si può richiedere un tampone sospeso, dando così la possibilità di farlo a chi non potrebbe pagarlo.

Ma procediamo passo per passo, lasciamo a loro una spiegazione più esaustiva di questa iniziativa tutta napoletana.

Ho chiesto a padre Minervino: come nasce questa iniziativa del tampone sospeso?

In verità esiste prima il tampone solidale e poi si è aggiunto quello sospeso. Abbiamo condiviso l’esperienza dell’Associazione Sadisa (Sanità, diritti in Salute) dei volontari medici e infermieri, che già nel Rione Sanità avevano avviato questa iniziativa e quindi proprio dal centro della città arriva ora nella grande periferia, perché riguarda Scampia e anche tutti i quartieri della periferia, quindi Miano, Piscinola, Chiaiano.
Noi abbiamo una popolazione immensa rispetto al rione Sanità, che è il cuore di Napoli per tradizione, ma Scampia conta più di 100 mila abitanti.

E qual è la differenza tra il tampone solidale e quello sospeso?

Con quello solidale, grazie ai benefattori della città, si è abbassato il costo del tampone da 18 Euro a 15 Euro. Il tampone sospeso, invece, consiste nel chiedere a coloro che hanno la possibilità di usufruire del tampone solidale, di lasciare una offerta, un po’ come la tradizione del caffè sospeso.
Da come ho capito, tutto è nato da un gesto di solidarietà tra amici e dopo l’entusiasmo iniziale, ora la macchina organizzativa si sta definendo con l’impegno di collaborazione e condivisione.

Ho poi chiesto all’Assessore Avallone: come si può “lasciare” un tampone sospeso a chi non può permetterselo?

Chi si fa il tampone gratis presso la parrocchia di padre Minervino, in cui sono presenti medici e infermieri Covid, coadiuvati con la protezione Civile, può lasciare un’offerta, se vuole. I primi 500 tamponi sono donati, mentre per gli altri abbiamo cercato di fare un prezzo unico e cioè 15 Euro.

E che cosa può significare per le persone che ne hanno bisogno, poter ricevere un tampone sospeso grazie ad un atto di solidarietà?

Significa tanto, sono molto felici. Il nucleo familiare è forse più numeroso in questi quartieri e quindi sarebbe stato difficile far fare il tampone a tutti i membri della famiglia visti i costi. E poi, è anche utile avere un quadro chiaro dei contagi, che altrimenti non saremmo riusciti ad ottenere.

Secondo lei, padre Minervino, cosa significa avere uno screening di massa sul nostro territorio grazie anche all’aiuto del tampone sospeso?

Per prima cosa si può avere l’attenzione alla prevenzione, perché è fondamentale che tutti si facciano i tamponi. Ma per le famiglie numerose sarebbe diventata una spesa troppo elevata, considerando che ogni tampone costa 80 Euro circa, anche se so che, adesso, alcuni centri stanno già abbassando i prezzi. Con la possibilità di avere uno screening di massa, si può sapere quanti positivi o asintomatici ci sono, con la responsabilità di chi, sapendo di essere positivo, resta a casa evitando il contagio. Almeno credo sia questa la conseguenza di questa iniziativa perché, come leggevo, anche la regione Alto Adige ha fatto così e i contagi sono diminuiti. Nel nostro caso, la popolazione è molto numerosa e quindi questa proposta serve proprio a sottolineare che, soprattutto in questo momento, la prevenzione è importante. E poi io, quando vedo le persone che vengono in parrocchia, tra volontari e non, credo che si possa recuperare un po’ l’attenzione alla solidarietà, perché la paura crea isolamento.

Ho poi chiesto ad entrambi: che cosa mette in evidenza questa iniziativa e cosa trasmette il fatto che sia nata proprio in questi quartieri di Napoli?

Io, come prete, guardo la buona fede di questo gesto; ma il senso di solidarietà e creatività che contraddistingue Napoli, non deve far sminuire il senso di responsabilità del cittadino. Io credo che anche dall’altra parte dell’Italia esista questa solidarietà; forse in maniera diversa dalla nostra, ma posso dire che sto avendo dei riscontri positivi anche da parte di chi non è napoletano.
Poi voglio ribadire questa cosa: noi non dobbiamo avere una mentalità ghettizzata. È vero che l’iniziativa parte dalla periferia di Napoli; ma è parte della stessa città, non è slegata da essa, altrimenti nascono i soliti stereotipi e non è così. Io cerco sempre di mettere in evidenza che questo è un quartiere popolare, nel senso che buona parte dei napoletani vive in questa periferia. Nel Rione Sanità e nei rioni storici ormai non abitano più i napoletani, che invece vivono tutta nelle periferie, come in tutte le grandi metropoli. E voglio anche dire che questa iniziativa coinvolge più parrocchie oltre la mia, perché è una realtà che guarda un po’ tutti i quartieri di questa zona. Noi abbiamo dato la disponibilità di sedi come gli ambienti dell’oratorio e gli spazi Caritas della parrocchia della Resurrezione, però sono coinvolti un po’ tutti. Il nostro lavoro è molto più ampio, perché le richieste del tampone provengono anche dall’altra parte della zona.

E l’Assessore ha aggiunto:
Secondo me dobbiamo guardare al riscatto della periferia. Proprio nei luoghi che si credono più degradati, in verità nascono le iniziative più significative con un grande gesto di solidarietà.

Assessore, quale altra iniziativa solidale è stata fatta, oltre quella del tampone sospeso?

Io ho creato lo sportello solidale, abbiamo fatto la raccolta di giocattoli come ogni anno e attualmente sono già arrivati 100 giocattoli da Amazon. Le altre volte li portavamo in ospedale, ma quest’anno non possiamo darli di persona, quindi ci metteremo d’accordo per farli arrivare ai bambini bisognosi. Ho anche fatto il banco alimentari e abbiamo preso una sede che in settimana apriremo.

Padre, secondo lei, cos’altro si potrebbe fare per aiutare il prossimo in questo periodo difficile per tutti?

Per me, si deve prestare attenzione al vicino di casa, che non può uscire perché è in quarantena. Chi volesse aiutare il proprio vicino, con atteggiamento di discrezione, potrebbe portargli la spesa o qualunque cosa di cui necessita. Ma l’aiuto potrebbe anche essere una telefonata.
In questa seconda fase, dove il problema è entrato maggiormente nelle nostre case, bisogna recuperare il rapporto con il vicinato ed essere presenti anche per le persone sole e per gli anziani. Nostro Signore ci ha detto “ama il tuo prossimo” e si intende proprio la famiglia della porta accanto, del palazzo di fronte, di quel vicoletto. E se non si riesce ad aiutare in prima persona, che si chieda agli altri di aiutare.

Vorrei che ci lasciassimo così: quale messaggio di speranza vorreste trasmettere a tutte le persone che leggeranno questo articolo?

L’Assessore mi ha risposto con un messaggio semplice ed efficace: aiutaci ad aiutare, perché aiutare gli altri, aiuta noi stessi.

Ecco cosa mi ha risposto Padre Minervino:
Io voglio ricordare che tra poco sarà Natale, a prescindere da qualunque decreto governativo e al di là delle indicazioni che ci daranno. Sarà Natale perché arriva sempre la nascita, perché c’è sempre la fine di un percorso. E forse il messaggio è proprio questo: anche alla fine di quello che stiamo vivendo, ci sarà una rinascita, un segno di vita. Noi non siamo mai incamminati verso la morte, ma sempre verso la vita. Per chi crede, ci sarà l’eternità, per chi non crede, c’è la forza della vita. E quindi coglierei proprio questo. Come Papa Francesco ci ha detto in quella veglia serale a piazza S. Pietro: “Non possiamo stare da soli, non siamo soli. Ciascuno di noi è importante. Siamo tutti sulla stessa barca“. Secondo me questa solidarietà diventerà una vera e propria globalizzazione. Fino ad ora la globalizzazione era legata all’economica, ora la forza in questo momento di pandemia è la solidarietà.

E con questi messaggi carichi di positività, ci auguriamo tutti che questo periodo possa lasciarci un messaggio; che non dimenticheremo quando tutto tornerà alla normalità. Che il popolo napoletano, insieme a tutta l’Italia, ha cercato di vincere il virus della paura con il contagio della solidarietà; proprio questa iniziativa ci insegna che, forse, non siamo mai stati cosi vicini come adesso.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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