Le origini della tarantella

La famosa danza è napoletana o pugliese? Il suo successo tra Cicerenella e Michelemmà

Napoli nel mondo è una delle poche città che, oltre alle straordinarie bellezze paesaggistiche e monumentali, ha una sterminata serie di componenti distintive che ne determinano la sua unicità; il suo stare nel mondo come microcosmo unico e irripetibile.
Una di esse è senza dubbio l’immortale Tarantella la cui origine, secondo qualcuno, è pugliese, in riferimento a coloro che, morsi dalla tarantola, si lasciavano andare ad una sorta di ballo esorcizzante.
In particolare, sarebbe legata alla città di Taranto ed è per questa ragione – oltre che per il suo carattere brillante – che si chiamerebbe proprio Tarantella.

Renato Penna, invece, in uno studio molto accurato sulle origini della danza in questione (pubblicato nel 1963), individua la sua fase iniziale nel moresco di origini arabe e nel fandango di origini spagnole.
Due ritmi, quindi, che si fondono; nel Cinquecento danno vita al napoletano Ballo di sfessania o Tubba catubba, caratterizzato da un ritmo più “primitivo”. Esso era fatto con il canto umano, il tamburello e l’accompagnamento del calscione (antenato della chitarra).

Tra Sei e Settecento l’affermazione della Tarantella

Nel periodo a cavallo tra il Sei e Settecento la tarantella giunge al suo momento di maggiore successo ed espansione, accantonando gli antichi e tradizionali balli, come il Torniello, La ciaccona – di carattere sensuale e originaria della Spagna – e La gagliarda.
Siamo dinanzi alla fusione tra questo ritmo, fortemente ballabile, brillante e versi di altrettanta bellezza e dinamicità. Ecco nascere canzoni di grandissimo successo a ritmo di tarantella, cantate tuttora fortunatamente; come Cicerenella (metamorfosi di Cicereniello, evoluzione del Cicillo buffone) e soprattutto Lo guarracino. Quest’ultima certamente rappresenta una delle pagine più belle e importanti, non solo del mondo popolare, ma della Canzone Napoletana nella sua interezza.

Tarantella origine e diffusione

Questi ultimi esempi sono preceduti però dal prototipo della canzone popolare per eccellenza, Michelemmà, che è anch’essa tarantella famosa. Nata con ogni probabilità nel XVII secolo e attribuita impropriamente, per decenni, al grande pittore e cantore napoletano Salvator Rosa.
La tarantella, quindi, oltre ad essere «l’espressione più brillante della musica napoletana […] che rinfranca lo spirito», come scrive Carmelo Pittari, è senza dubbio la traduzione in danza di un popolo che non si è mai fermato, ma è andato avanti cercando, in fondo, un allegro lenitivo per i suoi mali, così come scrive Ernesto Murolo: “Dimane penso ê diebbete, stasera so’ nu Rre!”


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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.