Tatuaggio: cosa vuoi comunicare?

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Il tatuaggio ieri…

Il termine “tattoo” – in italiano “tatuaggio” – deriva dal polinesiano “tautau”, che ricorda il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle. 

Il termine fu coniato nel 1769 dal Capitano James Cook che, approdando a Tahiti, osservò questo tipo di pratica messa in atto dalle comunità locali e nel suo diario la descrisse utilizzando il termine “tatouage”

La passione per i disegni sulla pelle ha origini molto lontane e ha assunto nel tempo valenze sempre diverse.

Nelle culture tribali, ad esempio, si trattava di un segnale di riconoscimento e di appartenenza.
Nell’Antica Roma, i gladiatori e gli schiavi venivano incisi con dei marchi per essere poi riconosciuti. 

I tatuaggi, a quel tempo, erano utilizzati come dimostrazione di essere differenti dalla massa, ma soprattutto, come un modo per distinguersi dalla plebe.
Nel XIX secolo, poi, vennero considerati indici di arretratezza e disordine mentale e divennero marchio di minoranze etniche, carcerati e criminali.
Negli anni ’70 e ’80, movimenti quali i punk e i bikers usavano il tatuaggio come simbolo di ribellione ai principi morali predicati dalla società.

…e oggi?

Nella società attuale, il corpo viene spesso concepito come qualcosa da mettere in mostra.
Ecco perché, oltre ad essere curato, esso viene anche decorato.

Oggi è una tendenza molto diffusa quella di sottoporsi alla pratica di tatuaggi e piercing.
Essi assumono valenza di ornamento e decorazione, per i quali è possibile sopportare un dolore più o meno lieve.
Che sia per puro piacere estetico, per seguire la moda, per conformarsi alla massa o imprimere sulla pelle un momento importante della propria vita, diventa comunque un modo per esprimere se stessi. 

Queste pratiche rientrano nell’ambito della Body Modification (BM), di cui fanno parte anche l’impianto di materiali sottocute, scarificazioni, mutilazioni, chirurgia plastica e body building.

Le ricerche epidemiologiche, effettuate negli ultimi anni, hanno riscontrato un considerevole incremento di tali pratiche, sia nella popolazione adolescenziale che in quella adulta.
Tuttavia, emerge un incremento maggiore di tatuaggi e piercing nella fascia di età compresa tra i 14 e i 24 anni.

Studi e ricerche

Diversi sono gli studi volti ad indagare la possibile associazione tra BM e comportamenti a rischio e/o eventuali implicazioni psichiatriche.

I tatuaggi, infatti, possono essere anche segnale di un malessere, di un disagio psicologico o indice di comportamenti autolesivi.

I soggetti con tatuaggi e/o piercings risultano più impulsivi e hanno una maggiore tendenza verso la ricerca nuove “emozioni” (Stirn, Hinz, & Brahler, 2005).
A tal proposito, alcune ricerche hanno rilevato nei soggetti con tatuaggi una presenza più frequente di comportamenti devianti quali: l’uso/abuso di sostanze e di alcolici, la guida spericolata, la pratica di rapporti sessuali insoliti e non protetti e il suicidio.
Tali dati risultano ricorrenti soprattutto nei giovani adolescenti.

Sullo stesso tema, altri ricercatori hanno riportato una relazione (soprattutto nella tarda adolescenza) tra la pratica dei tatuaggi e le condizioni di vita dei soggetti.
In particolare, nei soggetti tatuati risultano più frequenti: condizioni socio-economiche sfavorevoli, basso livello d’istruzione dei genitori, uso di sostanze ed atteggiamenti violenti, problemi in ambito scolastico.

In altri studi, è emerso che le BM sono maggiormente presenti in soggetti con rischio più alto di disturbi mentali e nei disoccupati. 
Tra le motivazioni riportate per le pratiche di body art, oltre alla moda e alla voglia di essere integrati nel gruppo, vi è una percezione pessimistica della vita, una ridotta integrazione sociale e una continua ricerca di sensazioni “forti”. 

Perchè il tatuaggio?

Il corpo è il mezzo con cui ci presentiamo agli altri e può dire molto su chi siamo.

Le ragioni che spingono una persona a tatuarsi possono essere molteplici.
Il tatuaggio può essere un messaggio per gli altri rispetto ai propri stati d’animo o al proprio pensiero; può essere una modalità di ricerca e comunicazione della propria identità per chi non trova il proprio “posto” nel mondo. Tatuarsi può rappresentare espressione della propria individualità oppure può essere un modo per sentirsi accettati.
Infine, può assumere il significato di rito di passaggio, ad esempio, segnando l’ingresso nell’età adulta e la fine dell’età adolescenziale.

Non necessariamente tatuarsi è indice di una patologia. 

Si parla di patologia quando si ricorre a tale pratica in maniera eccessiva ed è accompagnata da una visione distorta della propria immagine corporea, per cui si spera di risanare o nascondere i propri difetti ricorrendo alle pratiche di BM.

In una sfera più profonda, si ricorre al tatuaggio per rappresentare anche un forte dolore che non si è stati in grado di allontanare completamente.
Un dolore che fa ancora male, ma vederlo impresso sulla pelle è simbolo di quella forza e di quel coraggio che non ci si sente ancora di avere per andare avanti.

Dove mi tatuo?

La scelta del cosa ma soprattutto del dove ci si tatua può rivelare qualcosa della nostra personalità

Secondo la “psicologia del tatuaggio”,  un tatuaggio su una parte ben visibile del corpo denota la voglia di mostrarlo, essere commentato e apprezzato dagli altri.  Tatuarsi, invece, in parti nascoste è spesso indice di timidezza e denota la volontà di mostrarlo solo in determinati momenti o a persone specifiche.
Tatuarsi le parti intime, soprattutto per le donne, indica personalità combattive e sensuali: donne che godono della loro libertà, anche sessuale, a 360 gradi.

Studiando il fenomeno dei tatuaggi, si è notato che le donne preferiscono tatuare i polsi e le caviglie, mentre gli uomini il petto e le braccia.
Inoltre, è stato evidenziato che tatuarsi la parte destra del corpo, così come il petto, indica una personalità forte e decisa.
Al contrario, tatuare la parte sinistra, che per la psicologia rappresenta il passato, o le gambe è spesso indice di un carattere chiuso, tendente al pessimismo e debole, con poca fiducia verso il mondo esterno e verso il prossimo. La parte destra, invece, è legata al futuro e denota un carattere aperto, amichevole e solare, propenso ai cambiamenti. 

Tatuarsi le braccia, significa che l’individuo sta attraversando un momento di lenta maturazione, il tronco invece è sinonimo di capacità e fermezza decisionale. 

Come abbiamo visto, quindi, ci sono varie spiegazioni che conducono una persona a imprimere un segno indelebile sulla propria pelle e il posto scelto può rivelare aspetti della propria personalità, anche in modo inconsapevole.
Ricordiamo, però, che si tratta di caratteristiche da non considerare come verità assolute e che ognuno sceglie di tatuarsi per motivi personali e molto diversi tra loro.

..e tu cosa vuoi comunicare?

Bibliografia

Lemma A. (2011). Sotto la pelle. Psicanalisi delle modificazioni corporee. Milano: Editore Cortina Raffaello

Tassi F. (2016). Il Rinascimento del tatuaggio. Il significato psicologico di un’arte millenaria. Firenze: Edizioni Maddali e Bruni

A. D’Ambrosio, V. Martini, N. Casillo (2014). Aspetti psicopatologici dei piercing e dei tatuaggi. Giornale di Neuropsichiatria dell’età evolutiva. Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Psichiatria, Napoli

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.