Il Teatro di Raffaele Viviani

Il realismo vivianeo: la lingua teatrale ed i protagonisti del suo mondo nel Teatro di Raffaele Viviani

Scrivere sul teatro di Raffaele Viviani, è scrivere di un autore che ha al suo attivo numerose opere teatrali; un’autobiografia (Dalla vita alle scene), due raccolte di poesie. Tavolozza (1931), …e c’è la vita (1940) – escludendo le altre pubblicate postume – e una serie sconfinata di macchiette che risultano determinanti anche per la drammaturgia. Più volte si è giustamente fatto riferimento allo strettissimo rapporto che Viviani intesse con la realtà “coeva”, con quel mondo popolato da personaggi di strada, guappi, prostitute, popolane e gente senza destino, che intende raccontare. Il grande autore, ch’è figlio del popolo, non solo sa comprenderlo, ma sa anche rappresentarlo prima nelle macchiette/songs e poi nel teatro, senza mai cadere nel vuoto e sterile moralismo.

La realtà napoletana che «vede e fotografa»

Una simile trattazione della realtà contemporanea, comporta in Viviani l’assunzione di un impegno “sociale”, che non si limita alla mera trascrizione di esperienze più o meno vissute, ma ad una «recriminazione per tutto quanto non si realizza […] per quanto a Napoli e nel Meridione non c’è, ma potrebbe esserci, in condizioni e strutture diverse», come scrive Leparulo nel suo Raffaele Viviani: momenti del teatro napoletano.
Questa «realtà che egli vede e fotografa è quella napoletana; per cui i suoi personaggi, le sue tematiche, le sue riflessioni oggettive e particolari, le sue descrizioni nascono a Napoli.» – Aggiunge la prof.ssa Antonia Lezza, massima esperta del mondo vivianeo – anche se bisogna ribadire che, per l’universalità dei temi affrontati, dei personaggi, delle descrizioni, l’autore supera gli stretti confini regionali entro cui spesso rischia di essere collocato.

Viviani dà vita ad un linguaggio nuovo, certamente originale, violento, caratterizzato dalla costante presenza di locuzioni popolari arcaiche; di parlato popolare contaminato dall’adozione di diminutivi e vezzeggiativi. Il drammaturgo, dunque, parte dalla realtà che si presenta in tutta la sua completa gravità storica; va ad istituire, per la prima volta, un nesso tra le misere condizioni sociali e la psicologia dei suoi personaggi. Ponendo il mondo popolare al centro dell’osservazione.

Viviani precursore del Neorealismo

È così profonda e naturale quest’adesione al realismo, che Vito Pandolfi la collega alla tradizione della culturale italiana di ogni tempo, scrivendo:

L’atteggiamento che Viviani ha verso la realtà, mi sembra sia al centro di tutta una parabola che viene percorsa dalla nostra storia, che può partire da Boccaccio
per giungere a Zavattini e De Sica. […] Qui il dialetto è lingua senza alcun dubbio.
Qui le tradizioni popolari trovano un felice ed evidente nucleo espressivo, che non
è contaminato da nessun intervento dall’alto.

Addirittura da precursore del Neorealismo, Viviani, già dai primi anni della sua produzione, è partecipe della storia del suo tempo.

Se si sottolinea che nei testi dell’autore è possibile riscontrare la multiforme espressività partenopea, è importante inoltre sottolineare che in essi l’impiego di prosa, versi e musica conferisce ai drammi una originalità che non trova riferimento nel coevo panorama teatrale napoletano. Ecco dunque i tipi del Varietà e delle macchiette confluite nel suo Teatro sin da ’O vico del 1917; essa rappresenta la prima, grande opera di una produzione straordinaria che rappresenterà uno spartiacque nella storia del Teatro Napoletano.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.