Lettera aperta di un teatrante al (suo) teatro

Un teatrante scrive una lettera al suo amato teatro: “A volte penso che non ti merito”

Se un teatrante scrivesse una lettera aperta al suo amato teatro che cosa scriverebbe? Penserebbe forse di non meritarsi tanta bellezza e tanta magia, quella che regala il palcoscenico. E allora, come ogni artista, come ogni teatrante, continuerebbe ad avere rispetto di quel posto, di quelle tavole. Con umiltà.

il teatro di un teatrante
teatro

Probabilmente l’incipit sarebbe questo:

“Caro teatro, a volte penso che non ti merito”

Perché il teatro è capace di dare così tanto a un teatrante da non sapere mai se sarà davvero in grado di ricambiare. Secondo questo pensiero allora il famoso “do ut des” non varrebbe solo tra attore e pubblico, il regista, il compagno di scena, ma anche tra l’attore e il teatro stesso.

“Il palcoscenico conosce tutti i sogni miei prima di me”

Il teatro è un luogo di sogni, laddove ogni teatrante diviene sempre di più apprendista di tutti i sogni che il teatro già conosce, disegna, scruta, in e per ogni teatrante. Allora lui gli dirà:

“Forse tu già conosci tutti i sogni miei prima di me”. E gli darà una mano a realizzarli.

Il teatro: cantiere di storie, artigiano di emozioni e sguardi

Il teatro è un artigiano in fatto di emozioni, di sguardi e di momenti. Un cantiere di storie e di personaggi.
Un teatrante, un attore pensa quindi anche a tutti i personaggi conosciti, interpretati, compresi, svelati, studiati; a cui ha dato corpo e voce. E anima: l’anima del teatrante e l’anima del personaggio, si incontrano o si fanno spazio l’una per l’altra, durante il processo creativo.

Il “Qui e Ora”

Un teatrante impara anche il valore del “Qui e Ora”, sul palcoscenico come nella vita. Il tempo del teatro è cadenzato da un prima, un durante e un dopo che non tornano più. Sono scanditi in momenti, che hanno bisogno di essere vissuti, a loro volta, momento per momento.

Si ricavano anche istanti di silenzi mai uguali tra loro, come i respiri.

la fiducia e il coraggio

Per essere un teatrante ci vuole coraggio e bisogna imparare a fidarsi, oltre la fragile e umana paura di aprirsi.

Il teatro conosce tutto di un teatrante: dal suo modo di prepararsi al “Chi è di scena”, a come balla il suo cuore dinanzi a un applauso; dalla lacrima un sorriso, dal sorriso alla lacrima fino alla commozione. Il teatrante forse pensa di non meritarsi questa forma d’amore perché pensa sempre di non essere mai all’altezza di tanta umanità, fragile e forte insieme. Tuttavia essa stessa è energia, insieme tra passione e perseveranza; fatica, applicazione e sudore.

Ma poi il “cor non si spaura”

Dunque alla fine il cuore di un teatrante si fida, non ha paura. Sospira di gioia e sorride.

Meritare la felicità

Un teatrante infine si chiede se si merita la felicità che gli regala il teatro:

“Caro teatro,

mi rendi felice. Sei sicuro che mi merito tanta felicità?

Caro teatro,

io non ti merito, almeno fino a quando mi convincerò di meritarti. E fino a quando sceglierò di salire sulle tavole di un palcoscenico, non accadrà, perché tutte quelle volte io sarò lì per ringraziarti di tutta la bellezza che mi dai, talmente varia e singolare da pensare di essere troppo per me.

Ma infondo ciascuno di noi difronte alla felicità ha sempre quel pizzico di umiltà e fragilità di chiedersi: “me la merito?”.

 

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