Bangkok: continuano le proteste

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Cosa sta accadendo in Thailandia?

Il Free Youth Movement scende in piazza, con migliaia di persone al loro seguito, ma cosa sta accadendo in Thailandia? 

Il paese asiatico, è una monarchia costituzionale dal 1932 che ha visto nell’arco di questo secolo il susseguirsi di ben 19 colpi di stato.
Tra questi, quello di Prayut che oggi regge una dittatura militare nel paese con la compiacenza del monarca Rama X

In questo contesto politico, la nuova generazione di universitari ha iniziato a protestare pacificamente contro lo status quo. Nonostante le restrizioni dovute al Covid, i giovani si sono organizzati tramite i media e il 18 luglio sono scesi in piazza numerosi. 

Il Free Youth Movement, ha iniziato a formalizzarsi il mese successivo, il 10 agosto, con un manifesto di 10 punti letto dalla studentessa Panasaya Sitthijirawattanakul dell’università Thamurasat di Bangkok, dove si chiedono le dimissioni del governo guidato da Prayut Cha-o-Cha e la creazione di una nuova costituzione con una conseguente riforma della monarchia.

L’intoccabilità della figura monarchica

Monarchia, tasto molto delicato dello stato Thailandese. Infatti, culturalmente il re è venerato nel paese e sottostimare la sua autorità, può rivelarsi pericoloso, tanto che secondo l’articolo 112 del codice penale, è previsto il carcere fino a 15 anni per il reato di lesa maestà. 

Il movimento, dunque, rischia grosso (come dimostra anche l’arresto dei leader Panasaya e Parit Chivarak) nel protestare contro Rama X, ma nonostante questo sono in molti a marciare al loro fianco sotto il simbolo delle tre dita alzate, alla Hunger Games; persino l’opposizione del governo si è unita alla piazza dopo il rinvio di una votazione che avrebbe dovuto rispondere alle proteste studentesche.  

Repressione e coinvolgimento intenazionale

Le proteste sono sempre state di carattere pacifico, ma dallo scorso 14 ottobre la repressione è più serrata. Sono stati utilizzati cannoni ad acqua per sparare sulla folla liquido urticante. È stato imposto un rigido stato d’emergenza con il divieto di raduni per fini politici, con più di 5 persone ed il divieto di accesso in determinate aree.  

Sono anche stati censurati i media, per evitare la diffusione di informazioni che possano essere false o allarmanti, colpendo di fatto il mezzo principale per l’organizzazione delle proteste. 

“Abbiamo rilasciato avvertimenti chiari contro atti illegali, dopodiché, saranno adottate misure serrate per applicare la legge.” 

Portavoce della polizia, Yingyot Thepchamnong

Come accade sempre, l’aumentare della violenza porta alla polarizzazione dei conflitti. Così, l’arma principale del Free Youth Movement è la sempre maggiore mediatizzazione ed internazionalizzazione della loro causa.
Non solo hanno “simpatie” politiche con gruppi pro-democrazia di altri paesi quali i protestanti di Hong Kong, ma cercano supporto anche dall’Europa. 

Ci sono state infatti, il 26 Ottobre, proteste all’ambasciata tedesca per chiedere un’indagine sul Re della Thailandia, noto per vivere la maggior parte dell’anno in Baviera; accusato di violare la sovranità tedesca esercitando il suo potere a partire dal paese europeo.   

La Germania (e di conseguenza l’Europa) si sbilancerà a favore del movimento, oppure deciderà di non prendere posizione in questo conflitto di interesse internazionale? 

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.