The Beat Generation in Playin’ al Punk Tank Cafè 1 luglio

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The Beat Generation: il movimento giovanile anticonformista

Avete visto il film Urlo (Howl) del 2010 scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman che racconta la vita di Allen Ginsberg, poeta della Beat Generation? Il suo poema, Urlo, diventò il manifesto della cultura Beat, quando Ginsberg lo lesse per la prima volta davanti al pubblico della Six Gallery di San Francisco, nel 1955, segnò un’epoca. Appena due anni dopo, Allen Ginsberg fu processato per gli argomenti trattati nelle sue poesie, come l’omosessualità e le droghe, ritenuti ancora tabù negli anni Cinquanta del Ventesimo secolo (argomenti fortemente discussi ancora oggi).

E chi si ricorda invece del libro Sulla Strada di Jack Kerouac?

Basato su una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti che Jack Kerouac, nella voce narrante del protagonista, fa in parte con il suo amico Neal Cassady e in parte in autostop. Il romanzo, ambientato negli anni Quaranta, è diviso in cinque parti composte da episodi, nel quale il narratore, ossia Sal, descrive i viaggi compiuti, On the road.

Oggi, 1 luglio 2021 alle ore 20.00 al Punk Tank Café, di Andrea Cannata, Piero Zucaro presenterà la sua ultima opera The Beat Generation in Playin’, ispirata alla poetica della Beat Generation, documentandola e analizzandola approfonditamente, fiancheggiato dal Prof. Adolfo Fattori, che ne ha curato la prefazione, e da Marta Cerù, che ne ha scritto, invece, la postfazione.

The Beat Generation in Playin’

Tutto comincia con lo squillo di un telefono a muro. Una mano alza la cornetta e una voce fuori campo risponde con un accento tipico da “slang” italo-americano. Il protagonista (P.) del monologo, è un anziano artista che si racconta viaggiando sul filo della Memoria della generazione ribelle, quella degli anni Sessanta: dal teatro sperimentale (Beckett, Brecht, Living Teather) alla poetica d’impegno per i diritti civili della Beat Generation di Alan Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso, William S.Burroughs, dalla drammaturgia di Doric Wilson e Tenessee Williams, fino a P.P. Pasolini, Arthur Rimbaud, Josè Martì.

Il tutto sostenuto dal fil rouge della controcultura musicale di allora (Bob Dylan, Jim Morrison, Jefferson Airplain, John Lennon, King Crimson, Led Zeppelin, Richie Havens), senza disdegnare Louis Armstrong, Edith Piaf ed un inaspettato J.S. Bach.

Scrivono gli autori nella conclusione della prefazione: “Il beat ha rappresentato uno stile di vita ed una controcultura pacifista, anticonsumista, libertaria. Un movimento esistenzialista ed utopico, individualista e profondamente impegnato, ribellista e venato di una spiritualità sostanzialmente nuova per l’Occidente, dunque dall’impatto shockante“.

Dal seme del beat avrebbe germogliato la magia degli anni Sessanta

La presentazione del libro The Beat Generation in Playin’, avviene in una location degna di nota. Il Punk Tank Café, è un caffè letterario (e non solo), luogo di eventi musicali sperimentali e metropolitani, situato nel cuore di Piazza Dante, n. 40, a Napoli. Ha un’arredamento che ricorda i locali dove si riunivano gli artisti e gli intellettuali del primo Novecento nelle grandi metropoli europee, come Londra, Parigi, Madrid e Napoli, per l’appunto.

Si sviluppa su due piani, offre un’ampia scelta di beverage. Dal caffè Moreno alla selezione delle birre alla spina tra cui le draft beers Bombardier, la Ale del birrificio Wells & Young’s, la Hobgoblin, l’IPA, prodotta dal birrificio Wychwood e la Spitfire Super Strong Lager, prodotta dal più antico birrificio londinese, lo Sheperd Neame. Per finire con vini di produzione veneta e campana. E distillati di ogni tipo.

Il Punk Tank dunque apre una ricca stagione di eventi culturali e musicali, nel centro di Napoli. Già si parla del prossimo evento Cyberpunk e capitalismo, caratterizzato dalla mostra di Vincenzo Troiano con l’intervento del filosofo Diego Rossi, il vj set a tema cyberpunk (con influenze musicali Bowieane) di BlackStarFederica De Stasio, e selezione musicale di Carmine Aymone.

“C’è sempre qualcosa di più, un po’ più in là… non finisce mai“. J. Kerouac

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.