Tragedia a Caivano: i media specchio della transfobia

La tragedia avvenuta a Caivano, è stata riportata dai media in maniera errata, specchio di una cultura ancora fortemente transfobica.

Photocredit @ciromigliore_

La vicenda

Nella notte tra l’11 e il 12 settembre, a Caivano, in provincia di Napoli, Maria Paola Gaglione è stata uccisa dal fratello Michele Antonio, il quale non accettava la sua relazione con Ciro, un ragazzo trans.

Il fratello ha inseguito la sorella e il compagno cercando di farli cadere dal motorino su cui stavano viaggiando. Intanto, ha speronato la vettura fino a quando non hanno perso l’equilibrio.

Maria Paola è morta sul colpo e Michele non l’ha soccorsa. Piuttosto, ha colpito violentemente Ciro, che era a terra ferito.

Ai carabinieri ha giustificato il suo gesto dichiarando: Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata.

La diffusione della notizia

La notizia è subito stata riportata sui vari media italiani, i quali hanno narrato la vicenda in modo scorretto.

In primis L’Ansa, poi anche il Corriere, la Repubblica, il Mattino, il Messaggero, SkyTg24, hanno riportato che loro fossero “due amiche”, “che avevano una relazione LGBT”, Ciro è stato definito “un’amica che da un po’ di tempo si fa chiamare al maschile”.

I telegiornali, il Tg1 e il Tg2 in particolare, l’hanno appellato “Cira”.

Questi sono degli atti definiti di misgendering, ossia hanno parlato di una persona transessuale utilizzando articoli, pronomi e desinenze che non corrispondono alla sua identità di genere.

L’osservatorio Trans Media Watch Italia ha affermato:

“A chi non lo sperimenta su di sé, può sembrare un dettaglio da poco, ma venire chiamate (ripetutamente) con la desinenza o l’articolo errato può indurre disforia (il profondo disagio che la persona prova per alcune parti del proprio corpo), può far sentire le persone in pericolo (le donne trans vengono uccise e picchiate perché non sembrano abbastanza donne) ed è una forma di crudeltà inutile e una mancanza di rispetto”.

Gli ordini dei giornalisti degli altri paesi

Negli Usa, per istruire i giornalisti è stata fondata la Trans Journalists Association, che ha predisposto delle linee guida sulle corrette modalità di narrazione.

Nel Regno Unito, l’organizzazione All About Trans, offre alle aziende la possibilità di incontrare delle persone trans volontarie, proprio per rappresentare al meglio la comunità.

A poco sembra essere servito il documento redatto dall’associazione italiana Gaynet nel 2016, dove sono state elencate otto regole da seguire per una comunicazione più inclusiva.

La confusione tra le varie definizioni

Il rapporto tra Ciro e Maria Paola è stato definito “lesbo”. Questo è errato, trattandosi di una relazione eterosessuale. Inoltre, hanno presupposto che Maria Paola fosse lesbica.

I giornalisti hanno dunque confuso la distinzione tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale.

Il sesso biologico riguarda i caratteri sessuali con i quali una persona nasce. Una persona può nascere con caratteri sessuali maschili, femminili o, più raramente, con entrambi.

L’identità di genere è il senso di appartenenza, che ha una persona, a un genere, con il quale essa si identifica (cioè, se si percepisce uomo, donna, o in qualcosa di diverso da queste due polarità).

L’orientamento sessuale è l’attrazione emozionale, romantica, e/o sessuale di una persona verso individui di sesso opposto, dello stesso sesso o entrambi. 

Tutte queste informazioni si trovano facendo una semplice ricerca su internet, segno che l’ignoranza e la transfobia regnano ancora sovrane nella nostra cultura.

Le parole della presidente dell’Arcigay

Molto dure le parole di Daniela Lourdes Falanga, Presidente di Antinoo Arcigay Napoli:

“A Caivano si sta scrivendo una delle storie più brutali di violenza di genere. Si tratta di Ciro e Maria Paola. Ciro è un uomo trans, lei è la sua ragazza. Sono in moto e vengono speronati dal fratello di lei. La ragazza muore. Ciro è in ospedale e non sta bene. La madre di Ciro grida il suo dolore su Facebook e accusa il fratello di Maria Paola di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans. Il fratello dirà che la sorella era stata “infettata” e che voleva liberarla.

Due punti insieme che vengono a chiarirsi e definire ciò che potremmo indicare come femminicidio e transfobia.

Intanto si consuma un dramma terribile, nella peggiore negazione, e Ciro in questa violenza inaudita subisce pure la condanna dell’ignoranza dei pseudo giornalisti e l’omertà di stampa. Lui non viene descritto come Ciro, ma come la compagna della ragazza morta. Se vogliamo capire cosa vuol significare che bisogna avere una legge contro l’omolesbobitrasfobia, questo è uno dei casi più espliciti.  Qui c’è un omicida, c’è la violenza di genere, c’è la negazione da parte di una stampa che non sa definire fatti e persone e l’Italia da cambiare”.

Fonte

https://thevision.com/attualita/ciro-transfobia-odio-giornali/?sez=all&ix=1

stefano-popolo

A title

Image Box text

STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.