Trionfo dei Måneskin: Sanremo cambia musica

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Nella sesta ed ultima serata di Sanremo la vittoria è dei Måneskin

Il tempo passa, la musica pure. E per fortuna. La 71esima edizione del Festival di Sanremo è vinta dai Måneskin, che con la loro “Zitti e Buoni” hanno messo a tacere buona parte di pubblico e critica, portando a casa un successo giovane, fresco, rock. Perché alla fine l’unica canzone vincitrice del Festival, è solo quella che il giorno dopo ti ritrovi a canticchiare mentre sei in casa, ed è sicuramente questo il caso.

L’inizio della serata

La finalissima di Sanremo si apre con un tributo dal sapore patriottico, ma che non guasta nell’esecuzione e nella scelta di proporlo in un periodo storico del genere: l’Inno di Mameli eseguito dalla banda musicale della Marina Militare ti fa venir voglia di stringerti con i tuoi familiari e di urlare “SIAM PRONTI ALLA MORTE L’ITALIA CHIAMÒ, SEH” come nelle più classiche delle partite della Nazionale.

La gara parte subito, i ritmi risultano ben scanditi: Ghemon apre le danze nella sua miglior esecuzione di “Momento Perfetto”, segue Gaia che ancora con qualche problemino alla voce canta la sua “Cuore Amaro”, tra i più trasmessi in radio. Gio Evan con la sua “Arnica” appare più elegante nel look, ma ancora non al top nella performance.

Fiorello irrompe sul palco portando un omaggio a Little Tony eseguendo un medley delle sue canzoni, accompagnato dalla suggestiva coreografia degli Urban Theory, collettivo di danza fenomeno di TikTok da oltre 600 milioni di visualizzazioni.

Ermal Meta con “Un milione di cose da dirti” si conferma cantante Sanremese a tutto tondo, legittimando un terzo posto che al netto delle serate precedenti, sarebbe potuto essere anche qualcosa in più. Porta comunque a casa il premio Giancarlo Bigazzi, per la miglior composizione musicale.

Fulminacci avrebbe meritato qualcosa in più dalla classifica finale, Santa Marinella con la sua malinconia scanzonata trascina. Francesco Renga fortunatamente non canta due volte anche durante la finale: “Quando trovo te” è forse il flop più rumoroso dell’intero Festival. Gli Extraliscio con Davide Toffolo sono una bella sorpresa, “Bianca nera luce” fa ballare come ad una sagra di paese romagnola.

La seconda parte

Intorno alle 22 arriva sul palco dell’Ariston Serena Rossi, attrice del momento grazie al successo raggiunto con Mina Settembre e che tra poco, sempre su Rai Uno, sarà protagonista di un nuovo format in prima serata dal nome “La Canzone Segreta”. Accettabile il momento della canzone dedicata ad Amadeus e cantata dalla Rossi, forse un po’ lungo.

Colapesce e Dimartino: la loro “Musica Leggerissima” è forse il tormentone più forte del Festival ed è la canzone che durante le 5 serate effettua la rimonta più corposa, con le sue sonorità anni 70. Portano a casa il premio “Lucio Dalla” della sala stampa, arrivando ad un passo dal podio chiudendo al quarto posto.

Seguono Malika Ayane, con “Ti piaci così” e Fedez in coppia con la Michielin: la loro “Chiamami per nome” si fermerà al secondo posto della competizione, nella polemica generale scatenata dopo il sostegno social di Chiara Ferragni per il marito.

Sul palco arriva Ornella Vanoni accompagnata da Francesco Gabbani, che ad 87 anni ci ricorda la fortuna che abbiamo nel poter ancora ammirare le sue performance: sia canore che di scena, allestendo un siparietto prima con Fiorello e con Amadeus poi. Immortale!

La gara prosegue con Willie Peyote, per molti il vincitore morale di questo Festival, o almeno quello che a furor di popolo avrebbe meritato lo scettro finale. La sua “Mai dire mai” si aggiudica il prestigioso premio della critica “Mia Martini”, con un testo e una melodia che risuonano nelle teste degli italiani da giorni.

La terza parte

Giovanna Botteri con la sua forte personalità e professionalità ci riporta nella realtà, in un racconto sentito e forte della sua esperienza in Cina a Wuhan nello scorso anno, durante la pandemia.

Irrompe sul palco Orietta Berti, “Quando ti sei innamorato” è un pezzo senza tempo, come la Orietta Nazionale, gioviale come i suoi vestiti.

Segue Arisa con “Potevi fare di più”, e in effetti qualcosa in più avrebbe potuto farla: il suo pezzo suona bene, la sua voce è sempre impeccabile. Bugo, invece, bistrattato da stampa e social per questioni extra Sanremo ancora inerenti alla lite con Morgan, porta la sua “E invece sì” che pur non regalando una prestazione canora impeccabile, regala un pezzo pieno di sincerità.

Fiorello riceve il premio “Città di Sanremo” per sua stessa sorpresa, fortemente voluto dal compagno e amico di viaggio Amadeus: la loro amicizia resterà tra le cose più belle di queste due edizioni.

Arriva Ibrahimovic, che con il suo monologo ci ricorda l’importanza della sconfitta nel raggiungimento del successo. Il pezzo risulta un po’ lento, soprattutto per il fatto che il calciatore del Milan legge meccanicamente dal gobbo, ma glielo perdoniamo. La sua presenza in questo Festival, trova degna chiusura. Tutti possono sbagliare, anche Ibra.

Proseguono i Måneskin, dando antipasto al pubblico di quella che sarà la loro esibizione dopo la proclamazione come vincitori.

Toccante l’ultimo quadro di Achille Lauro, che si presenta in un “sobrio” tailleur di velluto, con una rosa conficcata nella carne, in petto, pronta a sanguinare mentre una voice over ricorda gli attacchi social subiti dallo stesso Achille. È un bel messaggio, che ci ricorda quanto le parole degli altri possano essere spine conficcate in noi.

L’ultima parte

Madame, con la sua “Voce”, ancora una volta scalza, porta a casa il premio Sergio Bardotti come miglior testo. Per la 19enne siciliana è un trionfo, la sua canzone è tra le più apprezzate di questo Festival.

Arrivano Alberto Tomba e Federica Pellegrini come testimonial dei Giochi Olimpici Invernali di Cortina 2026, lanciando l’iniziativa per la scelta del logo, che sarà deciso dagli Italiani.

La gara prosegue con “Amare” de La Rappresentante di Lista, tra i pezzi più orecchiabili della competizione.

Arriva Umberto Tozzi che regala un medley delle sue canzoni dal sapore di trasmissione Rai da ultimo dell’anno.

Annalisa riporta l’attenzione sulla gara con la sua “Dieci” e i suoi outfit. I Coma Cose ci fanno ancora una volta innamorare della loro “Fiamme negli Occhi”, quelle che da casa abbiamo visto noi ogni volta che i due si guardavano.

Ritorna Achille Lauro, che in borghese ci appare quasi timido. Annuncia “Combat Pop” de Lo Stato Sociale, che non riescono a ripetersi in classifica come nella loro precedente partecipazione al Festival ma portano, come sempre, la giusta dose di allegria e spensierata riflessione, al grido de “Le cose inutili sono importanti”.

Random con “Torno da te” non riesce ad ingranare, confermandosi a fine serata in ultima posizione. Max Gazzè con “Il Farmacista”, invece, ci regala un ultimo travestimento: arriva con il 10 sulle spalle della giacca, nei panni di Clark Kent. A fine esibizione, come Superman, prova a spiccare il volo tra i sediolini vuoti dell’Ariston, ma il risultato è goffo, quantomeno divertente.

Noemi con “Glicine” conferma, ma non ce n’era bisogno, le sue doti canore: la canzone meritava qualcosa in più. Chiudono la competizione Fasma con “Parlami” e Aiello con “Ora”, con dedica finale di quest’ultimo ai meridionali.

La classifica finale di Sanremo


4 – Colapesce e Dimartino
5 – Irama
6 – Willie Peyote
7 – Annalisa
8 – Madame
9 – Orietta Berti
10 – Arisa
11 – La Rappresentate di Lista
12 – Extraliscio 
13 – Lo Stato Sociale
14 – Noemi
15 – Malika Ayane
16 – Fulminacci
17 – Max Gazzè
18 – Fasma
19 – Gaia
20 – Coma_Cose
21 – Ghemon
22 – Francesco Renga
23 – Gio Evan
24 – Bugo
25 – Aiello
26 – Random

La finalissima giocata a 3, tra Ermal Meta, Fedez & Michielin e Måneskin genera subito qualche polemica social. Se il primo ha meritato durante le serate Sanremesi, mentre i vincitori del Festival hanno trovato il benestare di quasi la totalità degli Italiani, il duo di mezzo ha sicuramente riscontrato successo nelle classifiche, ma lasciando qualche dubbio per la presunta “mano social” di Chiara Ferragni, moglie di Fedez, che durante la serata ha più volte inneggiato i suoi milioni di followers a votare per loro. Anche giustamente, volendo: sarebbe stato curioso se la Ferragni avesse indirizzato il voto a qualcun altro.
Intanto il Codacons, fa sapere di voler far luce sulla questione.

La vittoria a Sanremo dei Maneskin

Con l’annuncio della loro vittoria, è da subito sembrata ristabilita la verità nella competizione. Il pezzo di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan suona bene, è una canzone che a suo modo parla di ribellione, quella classica propinata dalla musica rock, o presunta tale.

Essere fuori di testa, diversi dagli altri non è un male: vuol dire guardare la vita attraverso i propri occhi e non con la visione generalizzata che la società impone. I Måneskin, forti dei loro 20 anni, hanno scelto questa strada, perseguendola con testa e cuore. Hanno avuto ragione loro.

La musica italiana avrà, forse per la prima volta, una canzone totalmente rock in rappresentanza all’Eurovision.

Perché nella vita si può anche non stare in silenzio.

Non bisogna stare zitti.
Non bisogna stare buoni.

PhotoCredits: @sanremorai











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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.