Guerra in Ucraina: l’errore di Putin nei referendum delle zone occupate

Il contestato referendum

I referendum indetti da Putin nelle aree russofone sotto occupazione militare russa è un gravissimo errore di geopolitica. Vediamo perché

Dal 23 al 27 settembre, per cinque giorni, si è svolto il referendum per l’incorporazione nella Russia delle aree russofone ucraine sotto controllo dell’esercito di Mosca. Soldati e funzionari elettorali sono passati casa per casa a controllare (obbligare forse è un termine più corretto) che tutti gli aventi diritto votassero secondo i desiderata di Vladimir Putin

L’esito delle votazioni è scontato: le Repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, e i territori di Kherson e Zaporizhia  diventeranno russe perché, secondo i dati forniti dalle autorità locali, ha votato (quanto liberamente?) più del 50% degli elettori. Una mossa saggia da parte del Presidente russo? 

Vladimir Putin
Vladimir Putin

Il contestato referendum

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale russa TASS, la Russia dovrebbe incorporare i nuovi territori già venerdì 30 settembre. Se succedesse sarebbe un gravissimo errore di geopolitica. 

Annettere questi territori, dopo aver conquistato la Crimea nel marzo 2014, senza lasciare alcun margine all’Ucraina prepara il terreno solo per future guerre. 

Kiev non può permettersi, vista la profusione di sangue e un’economia disastrata da una guerra non voluta, di lasciare all’ormai odiata Mosca tutti i territori fino ad ora perduti. 

Un’Ucraina dimezzata di territori ricchi, quali il Donbass, e senza più una rilevante popolazione russofona, con una forte volontà di rivincita porterà per forze di cose ad un avvicinamento sempre più esplicito di Kiev verso Bruxelles (Unione Europea) e la Nato. Facendo così avverare il più grande timore della Russia: i missili Nato alle porte di casa. 

Putin può anche essere in tempo a trattare con Kiev ed evitare di giungere ad un finale che non piacerebbe per nulla ai russi. 

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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