Crisi Ucraina: i russi stanno deportando civili ucraini in Siberia?

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L’intelligence ucraina sostiene che decine di migliaia di civili sono stati deportati in Russia. Il ricordo della Siberia staliniana fa ancora paura

Nelle ultime ore, sempre più voci stanno circolando sulla deportazione coatta che i russi starebbero attuando nei confronti della popolazione civile ucraina. Decine di migliaia di persone che dall’Ucraina vengono deportate con la forza in Siberia.

Il governo ucraino ha affidato al Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Služba bezpeky Ukrayïny, acronimo SBU), le indagini per indagare sulla veridicità di questo grave crimine, qualora venisse confermato. I maggiori spostamenti stanno avvenendo nel Donbass, in particolare a Mariupol (nel Donetsk) dove i combattimenti sono ancora in corso casa per casa. 

Cosa nasconderebbe la deportazione dal Donbass?

La deportazione potrebbe costituire un fattore di capitale importanza nella geopolitica di questo immane conflitto. Vladimir Putin sa perfettamente che il Donbass da sempre è particolarmente legato a Mosca, culturalmente, storicamente ed economicamente. 

Allo stato attuale della situazione, con il riconoscimento, da parte russa, delle due Repubbliche Popolari di Donec’k e Luhans’k (nate dopo il conflitto del 2014), si aprono per i vertici russi due opzioni parallele. O staccano definitivamente le due repubbliche dall’Ucraina o le fanno tornare a Kiev. In entrambi i casi la popolazione di lingua russa deve essere la maggioranza assoluta.

Qui troviamo il punto nodale che può aiutare a spiegare le deportazioni: la necessità di avere regioni omogenee sul piano politico-sociale. In questa chiave, la deportazione è imputabile alla volontà russa di eliminare qualsiasi voce potenzialmente dissenziente. 

Il presidente russo potrebbe anche voler incentivare le deportazioni per utilizzare questi civili come oggetto di scambio nelle trattative con il suo omologo ucraino Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj

Gli ucraini deportati in Russia

Il modus operandi dei russi è semplice. Rastrellano i villaggi e le città occupate e catturano uomini, donne e bambini ai quali tolgono documenti di riconoscimento e cellulari. Sono poi caricati su autobus e inviati, sotto scorta armata, a lavorare in Russia, principalmente in Siberia.

Sin dai tempi degli Zar, questa immensa regione è stata utilizzata per inviare criminali e oppositori politici. Con Stalin, a questi gruppi sociali furono aggiunti minoranze etniche considerate pericolose per il regime come i tedeschi del Volga o i ceceni (durante la II Guerra Mondiale).

Da allora, la parola Siberia è sinonimo di terrore in molte delle ex Repubbliche Sovietiche.

I deportati ucraini non potranno spostarsi per due anni perché saranno utilizzati come manodopera. I bambini, invece, potrebbero essere affidati ad orfanotrofi o genitori russi. 

Una situazione complessa e con diversi punti oscuri ancora da chiarire.

Ambasciator