Ultraottantenni con competenze digitali?

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Stramberie burocratiche senza spiegazioni

Appare complicato comprendere il motivo per cui una persona, che ha oltrepassato le ottanta primavere, dopo avere adottato ogni tipo di precauzione per evitare contagi, debba uscire e recarsi, presso il luogo deputato, per essere sottoposta alla somministrazione del vaccino anti-covid.

Significa esporre soggetti, già di per sé fragili causa l’inesorabile dato anagrafico, ad attese e criticità esistenti ed incipienti.

Ad esempio, ma solo per chiarezze ed esperienza diretta, penso alla mia mamma, ultraottantenne e, quindi, con i relativi, inevitabili, acciacchi dell’avanzata età.

Noi figli abbiamo fatto in modo da tenerla lontano dai pericoli, rintanata nella propria abitazione, con l’assicurazione che le pervenissero – in massima sicurezza – i beni di necessità; dagli alimenti ai prodotti igienici.

La solidarietà e la comprensione dei vicini ha fatto il resto. Conferimento dei rifiuti, esigenze di acquisti di medicinali; insomma una sorta di esilio volontario supportato dalle telefonate giornaliere, equamente divise tra i figli.

Durante le trascorse festività, ci siamo limitati a passare sotto casa, salutandola dal balcone e traferendole – per il tramite del tradizionale “panaro” – qualche prodotto per non farle mancare, almeno, un riferimento della tradizione napoletana. Ad ottobre scorso, sempre nel massimo rispetto dei crismi della sicurezza, uno di noi fratelli, la ha accompagnata dal medico di base per la vaccinazione antinfluenzale.

Il disappunto per la mancata comprensione

Non credo di essere il solo ad essere preoccupato, in Campania, d’altra parte, ci sono 320000 over-80.

Possibile che non esistono alternative allo stato dell’arte attuale? Nutro più di qualche ragionevole dubbio. Forse sono stato catapultato da Marte?

Penso ci sia bisogno di etica e sensibilità sociale.

Inoltre, la comunicazione è diventata un’autentica tattica. Una sorta di strategia che indirizza le menti, divulgando ricette, ritenute salvifiche, con asprezza discorsiva ed aggressività verbale. Passano messaggi talmente permeati di astio, nei confronti delle controparti, che ogni eventuale soluzione alternativa viene ritenuta inadeguata, rispetto ad una incompetenza sempre più palese, ma trasmessa come verità inconfutabile.

Il caos permanente è testimone del fallimento di una classe dirigente inadeguata.

Le opinioni diverse fanno parte del gioco, sono necessarie. Il vulnus è che, poi, non portano a confronti fattivi e soluzioni apprezzabili.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.