Università: laurea tra ansia e stress

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Francesco Di Carlo e Federica Lorenzetti si laureano in giurisprudenza a soli 22 anni, un brillante percorso all’università

Da settimane stanno spopolando sul web le testimonianze di questi ragazzi. Ambedue hanno raggiunto il traguardo della corona d’alloro in tempi record. Parlano di una semplice rigida organizzazione di studio, ma perché non ne siamo tutti capaci? Cosa frena i comuni studenti all’università? Cosa si prova ad ottenere una laurea da record? Federica in particolare ha dichiarato di non essersi disperata davanti al lock-down e passando interi pomeriggi sui libri.

Perché non ci riusciamo tutti?

Purtroppo ognuno reagisce in maniera differente ad un nuovo percorso di studi. In quanto cambia tutto. Dall’organizzazione dello studio, dalla ripartizione delle materie e in primis dai rapporti umani, una vera e propria rivoluzione. Cinismo, freddezza le parole chiave e i giovani vengono trasformati in macchine assorbi-tutto, contenitori di informazioni. Marionette da sfruttare, come se fossimo nelle mani di un matto programmatore. Naturalmente a ciò si aggiunge la necessità di andare avanti, di non mettere da parte alcun esame, sfidando il tempo e spesso mettendo a dura prova la nostra mente.

Studiare: un privilegio

Naturalmente sebbene l’università appaia agli studenti come una corsa contro il tempo, quest’ultima rappresenta un privilegio. Gli esami devono esser concepiti come un percorso, il quale aiuterà i giovani a diventare le figure professionali del domani. Sebbene infatti l’ansia accompagni la preparazione della stragrande maggioranza degli studenti, accanto vi è anche la famosa altero fobia. Quest’ultima rappresenta la paura di non essere abbastanza, in particolare in questo contesto, la paura di non essere all’altezza o quella di non essere in grado di superare un esame.

Un meccanismo malato

Una serie di pensieri che rendono lo studente inquieto, fino a far sì che questo raggiunga una sorta di picco massimo di stress. Tale paura, cioè il sentirsi sotto pressione, hanno portato anche alle decisioni drammatiche di molti studenti, i quali hanno preferito togliersi la vita. Questi studenti hanno preferito lasciare questo mondo, perché ormai il tutto era diventato troppo asfissiante.

Università: inserimento nel mondo del lavoro

Un altro tassello importante da aggiungere alla nostra analisi, è sicuramente il difficile approccio al mondo del lavoro. Quest’ultimo infatti, dovrebbe rappresentare un traguardo sicuro, ma purtroppo non è spesso così semplice. Dopo una prima laurea, (ciclo triennale) ne segue un’altra la magistrale (altri due anni); la prassi che bisogna seguire per diventare figure complete.

Sessione estiva, che stress!

Da una serie di studi, riguardo l’università della Polonia, è emerso che la sessione estiva, sia una delle più impegnative. Quest’ultima porta come risultanti: notti insonni, stress e ansia che arriva alle stelle. Magari una mancata capacità di organizzarsi lo studio, o il senso di inadeguatezza il quale incrementa l’insicurezza generale. Una gara, un obiettivo, sono queste le due parole che trasformano l’università in un incubo, gli esami dovrebbero esser visti come una prova, un traguardo impegnativo. Ma l’obiettivo dovrebbe esser quello di viverla al meglio, senza metterci in confronto con gli altri in quanto ognuno ha i suoi tempi.

Università: un percorso tortuoso

Nonostante l’università rappresenti un percorso tortuoso, è sicuramente una strada che prevede una maturazione. Seguire i corsi confrontandosi con gli altri, può essere sicuramente un modo per vivere al meglio la propria ascesa verso la tanto agognata laurea. Non una sfida, ma un percorso che deve necessariamente portare alla maturazione dal punto di vista umano. Giungendo alla conclusione che gli esami non sono tutto, ma solo parte integrante di un percorso, che va vissuto in piena consapevolezza.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.