Vaccino Astrazeneca: il caso di Sonia Battaglia

Aveva cinquantaquattro anni, conduceva una vita sana, è realmente stato il vaccino, la causa del suo decesso?

La giovane donna, Sonia Battaglia, era residente a San Sebastiano al Vesuvio e lavorava, come segretaria, in una scuola a San Giorgio a Cremano. Non aveva mai avuto problemi di salute, conduceva una vita sana e come tutti i docenti e collaboratori scolastici, si era sottoposta al vaccino contro il Covid-19. Vaccinarsi, un passo per uscire da questo circolo di contagi. Ma, purtroppo, Sonia non è stata fortunata; il 2 marzo, giorno successivo alla somministrazione del vaccino Astrazeneca, è rimasta a letto, per una leggera febbricola ritenuta, generalmente, normale. La donna è così tornata a scuola. Sembrava che tutto fosse tornato alla normalità, ma ha iniziato ad accusare vomito; probabilmente anche questo una conseguenza del vaccino.

Le condizioni precipitano


Quando, d’improvviso, le condizioni della donna precipitano. Inizia a sentire una sorta di formicolio, il figlio si preoccupa. Chiamata l’ambulanza, i sanitari accorsi, venendo a conoscenza dei parametri vitali della donna, si rifiutano di assisterla. Così la donna inizia a non riuscire più a muovere le gambe, il figlio si precipita all’Ospedale del Mare, ma Sonia è ormai priva di sensi. Le diagnosticano un’emorragia cerebrale, un’occlusione all’aorta, casi di trombosi presenti in diverse aree del corpo. Viene subito intubata e trasferita in terapia intensiva.

Il lotto sospetto, è la causa del decesso?

Le condizioni di Sonia erano ormai critiche, l’attività cerebrale era ormai cessata, quando gli infermieri ne hanno dichiarato il decesso, nella mattina del diciotto marzo. Il lotto con il quale è stata vaccinata la donna era l’Abv 5811, sospeso pochi giorni dopo e ritenuto sospetto; i familiari, infatti, imputano alla somministrazione la causa scatenante. “Voler individuare la reale causa”, dichiara il figlio straziato dal dolore.


“Ciao mamma, sei stata e sarai la cosa più bella della mia vita, te ne sei andata per il vaccino, per un senso civico […] Tu che hai fatto di tutto per i tuoi figli, per tuo marito…ciao mami”.

(Mario Conte, figlio della donna)

Vaccino: come prevenire casi di trombosi


Ma quello di Sonia, non è un caso singolo, anzi tali casi di trombosi sono stati riscontrati in diversi paesi dell’Unione Europea. Vi è però notizia di uno studio compiuto nell’istituto ospedaliero di Greifswald, in Germania dove alcuni ricercatori, hanno scoperto la causa di coaguli nel sangue. Tali effetti collaterali, disastrosi, si verificano in rarissimi casi, ed è possibile curare questi ultimi con farmaci comuni. Vi è ancora uno studio, che mira alla prevenzione di tali casi, anche perché (come già accennato) un’infermiera austriaca, è deceduta a seguito alla somministrazione del vaccino Astrazeneca, causa una trombosi di tipo celebrale.

Vaccinarsi: tutela della salute pubblica


I vaccini sono una delle grandi conquiste dell’uomo moderno, le fake news, però, spesso, infondono diffidenza e sconforto. Soprattutto in un momento storico così delicato, dove la disinformazione porta la mancata somministrazione. La stessa diffidenza, nei confronti dei vaccini, è attribuibile naturalmente anche ai diversi casi di rischi conseguenti. Dai comuni sintomi quali il mal di testa, la nausea e la febbre, fino ad arrivare a situazioni fatali, che hanno determinato casi di decessi.

Astrazeneca: un vaccino sicuro?


La rapidità con la quale sono stati prodotti tali vaccini, il dubbio sulla loro efficacia, sono altri dei fattori che rendono scettica la popolazione. Le accuse fatte all’agenzia belga, sita in Seneffe non hanno evidenziato segni di anomalie. Infatti l’Ema (European Medicines Agency – Agenzia Europea del Farmaco) ha rassicurato i pazienti, riguardo alle dosi, riaprendo le somministrazioni e dichiarando che il rapporto benefici-rischi è positivo. La speranza è quella di “immunizzare” la popolazione, riducendo la pressione sugli ospedali e abbattendo il numero di morti.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.