AstraZeneca, Ema: “Vaccino sicuro”

vaccino

Emer Cook: AstraZeneca via libera

Per la commissione clinica dell’EMA il vaccino di AstraZeneca “non può essere associato a un incremento degli eventi di trombosi”. Lo ha detto Emer Cook, direttrice dell’EMA, in conferenza stampa. I benefici del vaccino AstraZeneca continuano ad essere molto superiori ai rischi.

La commissione sulla sicurezza dell’EMA non ha trovato prova di problemi di qualità o sui lotti. I casi di trombosi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca sono inferiori a quelli che avvengono tra la popolazione non vaccinata.

Sabien Straus, presidente del PRAC (Commissione di Farmacovigilanza) ha parlato di come “Il foglietto illustrativo del vaccino AstraZeneca deve essere aggiornato: è importante che venga comunicato al pubblico e agli operatori sanitari perché apprendano meglio queste informazioni, permettendo loro di mitigare questi effetti collaterali”. Dato che un legame, seppur presunto, non può essere del tutto escluso, occorre avvertire di queste possibilità.

La vicenda AstraZeneca

«Preso dal panico,
fermati un attimo»

Fabri Fibra feat. Neffa – Panico

Probabilmente la maggior parte dei governi Europei avrà avuto una simpatia musicale nei confronti del duo composto da Fabri Fibra e Neffa, avendo preso in parola e per buono quanto cantato dal cantautore Napoletano nel ritornello della canzone.

Il panico generatosi sulla questione AstraZeneca ha portato nei giorni scorsi Italia, Spagna, Francia, Germania ed altre nazioni europee a sospendere totalmente ed in via precauzionale e momentanea il vaccino anti-coronavirus dell’azienda biofarmaceutica anglo-svedese, in una sorta di effetto domino.

Il motivo? Casi da verificare di problemi circolatori (trombosi) riscontrati in alcune persone da poco vaccinate.

La decisione è stata presa nonostante la sicurezza del vaccino AstraZeneca sia stata già precedentemente ribadita dai principali organismi di controllo, non essendo stato mai individuato un nesso di causalità tra la sua somministrazione e i problemi segnalati nelle verifiche finora svolte.

I fatti su AstraZeneca

Giovedì 11 Marzo, alcuni paesi europei hanno sospeso in via precauzionale la somministrazione dei vaccini contro il coronavirus di AstraZeneca. La fattispecie è derivata da una prima segnalazione dell’Austria che, il 7 marzo, aveva annunciato l’interruzione delle somministrazioni di un lotto di vaccini AstraZeneca, dopo la segnalazione di una morte sospetta e un altro caso di trombosi, poi risolto.

Il lotto era l’ABV5300 e comprendeva un milione di dosi, distribuite in 17 paesi europei.
Austria, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia (quindi non in Italia).

La sospensione ha interessato anche un altro lotto di vaccini (ABV2856) consegnati in Italia, sempre per precauzione e in attesa di compiere verifiche, dopo segnalazioni di alcuni casi sospetti in Piemonte ed in Sicilia.

L’annuncio è arrivato piuttosto a sorpresa, perché meno di 24 ore prima l’AIFA aveva definito ingiustificato l’allarme nei confronti del vaccino. In realtà, come poi emerso nelle ore successive, la decisione di sospendere l’uso di AstraZeneca non è arrivata dall’AIFA ma dal governo Draghi. A confermarlo è stato lo stesso Nicola Magrini, direttore dell’AIFA.

Una scelta politica

In tema di salute pubblica, seppur vero che ogni Stato può decidere in autonomia sui rischi di sicurezza, è altrettanto vero che prima di prendere decisioni del genere, in assenza di un verdetto chiaro da parte della scienza, sarebbe stato quantomeno saggio attendere che gli enti preposti a tale operazione si pronunciassero a riguardo.

L’AIFA ha dovuto sottostare alla decisione del Ministero della Salute. L’effetto domino è partito dalla Germania, dove una delle agenzie regolatorie ha osservato che c’era una concomitanza di casi simili di trombosi dopo il vaccino.

La Francia a posteriori ha affermato di avere visto casi simili, e subito dopo anche la Spagna. È dunque stata una campagna di allineamento a livello europeo. Al blocco totale si sono opposte solo Austria e Paesi Bassi.

È questo, probabilmente, il primo vero incidente dell’era Draghi, non ascrivibile a colpe specifiche di questo governo, ma che segna comunque uno spartiacque, in una fase molto delicata, perché il combinato disposto di “nuovo lockdown” e rallentamento della campagna vaccinale, è una miscela alquanto esplosiva.

Non stiamo parlando di una campagna di prevenzione per una malattia che forse arriverà. In piena pandemia se non si vaccinano un numero adeguato di persone al giorno, molte altre moriranno per covid.

In casi del genere, deve valere il principio della proporzionalità: mettere a rischio un numero certo di persone per proteggere un numero incerto di persone – ammesso e non concesso che la causa sia proprio il vaccino –, non è corretto.

I dati sulle trombosi

Le trombosi sono un problema di salute che interessa numerose persone con particolari predisposizioni e che può riguardare chi ha stili di vita poco sani. Questa condizione fa sì che si formino piccole masse solide nei vasi sanguigni, rendendo difficile la circolazione del sangue.

I casi di trombosi sono normalmente presenti tra la popolazione. È quindi prevedibile che si verifichino tra milioni di individui che vengono vaccinati: ciò non indica che la causa sia la vaccinazione. I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L’allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è mai stato giustificato.

L’EMA ha segnalato che negli ultimi tempi non si è registrato un aumento dell’incidenza delle trombosi tra la popolazione. Nell’Unione Europea sono stati rilevati 30 casi su quasi 5 milioni di individui vaccinati con AstraZeneca fino a oggi. Un dato non difforme a quello di altri periodi e in assenza del vaccino.

Il ruolo della stampa e della rete

Titoli sensazionalistici, volti a seminare confusione, emotività ingiustificata, panico. Anche questa volta abbiamo assistito ad uno svilente festival portato avanti dalla maggior parte delle testate cartacee ed online. Si è di nuovo scelto di dare in pasto alla popolazione idee sbagliate, concetti distorti.

Ogni cittadino sviluppa le proprie convinzioni nell’autonomia autoreferenziale della rete.
E se quest’ultima non riesce a filtrare le giuste informazioni, la frittata è servita. Internet diventa lo spazio fisico in cui il cittadino agisce quotidianamente, sollecitato ad esprimere il proprio sentimento in maniera continua e compulsiva sui più svariati oggetti sociali. L’opinione pubblica che ne si ottiene è lesiva, per la popolazione e per i governi stessi.
Per questo motivo la momentanea sospensione da parte dei Governi Europei, ha assunto i contorni di una decisione emozionale, più che razionale.

Ci troviamo ancora una volta a parlare di echo-chamber: la camera dell’eco dove le informazioni, le idee o le credenze risultano amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all’interno di un sistema definito, all’interno del quale le stesse fonti ufficiali vengono messe in discussione.

Quali saranno i risultati? Una campagna vaccinale che riprenderà a fatica, una popolazione ancor di più gettata nella sfiducia nei confronti della scienza e dei vaccini. Con la speranza che quanto da poco comunicato dall’EMA circa la sicurezza del vaccino AstraZeneca, riporti la calma.

D’altronde produrre un vaccino è attività complicata. Pochi altri processi produttivi ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.

E adesso?

Riformulare una campagna vaccinale presentata con orgoglio dal governo, diventa, a questo il punto, sfida ardua, ma piossibile. Va ripristinata la fiducia rispetto non solo ad AstraZeneca, ma al concetto di vaccinazione in generale.

Trovando risposte al “no-vaxismo” ideologico, ad uno scetticismo comprensibile, frutto non di pre-concetti, ma ansie, preoccupazioni, cattiva comunicazione.

Fiducia alla scienza, ripartiremo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.