G8 di Genova vent’anni dopo: assemblee e cortei per non dimenticare

G8 di Genova

Due assemblee rievocative sono state organizzate dalla rete “Genova 2021”. Un corteo promosso dal “Comitato Piazza Carlo Giuliani”, è partito da Piazza Alimonda

Il G8 di Genova (era l’anno 2001) rappresenta, ancora oggi, una ferita che anche dopo i processi rimane aperta e insanguinata; dandoci una visione dell’Italia che preferiamo dimenticare. Solo negli ultimi dieci anni dal G8 di Genova, poco a poco, gli italiani hanno assistito ad altri soprusi come quelli dei casi di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Federico Aldrovandi. Si inizia a dubitare dello Stato, proprio di coloro nei quali invece dovremmo avere totale fiducia. Per fortuna ci sono le immagini a testimoniare cosa succede e a tramandare il ricordo alle generazioni future.

Il caso di Santa Maria Capua Vetere certamente fa pensare che ci sono delle falle evidenti nel sistema di sicurezza italiano: la violenza gratuita non è un metodo di potere bensì un’applicazione deviata delle funzioni del corpo di polizia.

Il G8 e gli scontri

Il G8 di Genova è stato un incontro tra i leader degli otto Paesi più influenti al mondo e i rappresentanti dell’Unione Europea per discutere delle sorti economiche, sociali e globali degli Stati.

Negli stessi giorni del G8 di Genova, si è tenuta anche la manifestazione del Genova Social Forum: nelle piazze si riversarono militanti dei centri sociali, il laboratorio della Disobbedienza Sociale e anche dei movimenti cattolici, come Pax Christi. Si sono verificati quattro giorni di scontri tra il movimento No Global e le forze dell’ordine raggruppate per il G8 di Genova; una delle pagine più drammatiche della storia recente del Bel paese.

Sull’onda delle contestazioni di Seattle del 1999 e delle manifestazioni di Goteborg e di Napoli dello stesso anno, i No Global si diedero appuntamento nelle piazze del G8 di Genova per manifestare contro i leader politici mondiali; la loro protesta contrastava le logiche neoliberiste dell’economia, i cui meccanismi avevavano creato notevoli diseguaglianze tra 1/3 della popolazione ricca e i 2/3 non benestante.

I manifestanti erano contrari alla globalizzazione di massa dell’ultimo decennio e manifestavano contro il razzismo e a favore dei migranti. Si aggiunsero anche i Black Bloc, un gruppo mascherato molto violento, che ha violato le regole di sicurezza e ha saccheggiato e scompigliato la città. Il G8 di Genova fu blindato attraverso un piano di sicurezza con una zona invalicabile, la zona rossa, presidiata dai mezzi di polizia. L’area inscritta fu risistemata dal punto di vista estetico: furono decorate le facciate degli edifici e fu imposto il divieto di stendere i panni dalle finestre nella zona rossa. I principali scontri avvennero nei seguenti luoghi:

  • Piazza Alimonda
  • Caserma Diaz
  • Caserma Bolzaneto

Gli accordi presi tra i manifestanti e lo Stato per il G8 di Genova prevedevano che le armi non venissero proprio usate, però tali accordi non vennero quasi per niente mantenuti. Il 19 luglio tutto è filato liscio, tra la manifestazione dei migranti e il concerto di Manu Chao al quale aveva partecipato con gioia il gruppo. Il 20 fu fatta la prima carica autonomamente dai Carabinieri, i quali indistintamente sbagliarono la strada e caricarono i Disobbedienti sociali invece dei Black bloc. Scene di violenza inenarrabili che portarono alla morte di un dimostrante, Carlo Giuliani. Sabato 21 luglio, dopo la morte di Carlo si è continuato a manifestare per il G8 di Genova. La sera, nel pieno sonno, i manifestanti e i giornalisti furono svegliati nella scuola Diaz dai poliziotti, nonostante il grido della “no violence”. Si è parlato di calci, manganellate, gas orticante e scosse elettriche.

La morte di Carlo Giuliani

Nel quartiere Foce, vicino alla stazione di Brignole, sono accaduti degli scontri violenti durante il G8 di Genova, tra le cariche delle forze dell’ordine e i lanci di sassi da parte dei contestatori. Giuliani si trovava in Piazza Alimonda, dove una camionetta dei Carabinieri stava facendo manovra in seguito a una “ritirata”. Viene lanciato un estintore contro l’auto dei militari, Carlo Giuliani lo raccoglie e tenta di fare lo stesso, tuttavia in quel frangente viene colpito da un proiettile sullo zigomo e perde la vita. Il carabiniere ausiliario, il 23enne Mario Placanica, si è giustificato affermando di aver sparato in aria per legittima difesa e che un sasso ha deviato la traiettoria del proiettile. È stato aperto un procedimento penale ai danni del carabiniere per l’uccisione del manifestante romano, ma nel 2003 il carabiniere è stato prosciolto dall’accusa di omicidio colposo per il motivo dell’uso legittimo di armi.

Da quel giorno, il Carabiniere vide alterarsi la sua vita. Fu esonerato dall’Arma e divenne poi un impiegato del Catasto. Oggi, a distanza di anni, il carabiniere si sente quasi in una prigione, in cui nessuno lo cerca.

“Io non mi sento il giustiziere di Giuliani”. “Lo so che perdere un figlio è qualcosa di brutto perché fa parte del proprio cuore ma spero che i genitori di Giuliani non mi considerino un assassino, almeno questo, perché il mio volere non è stato mai questo e starò sempre dalla loro parte” ha affermato Placanica.

A tal proposito, il padre di Carlo, Giuliano Giuliani, ha rilasciato alcune parole per la testata Fanpage.it:

“Carlo ha fatto anche i suoi errori ma un ragazzo di 23 anni non meritava di morire così. Lui e Placanica in qualche modo sono entrambi delle vittime anche perché io, se devo fare l’elenco dei responsabili dell’omicidio di Carlo, Placanica lo colloco all’ultimo posto. Al primo ci sono quelli che comandavano quel reparto, i due carabinieri ufficiali, che poi hanno fatto una carriera spettacolosa, e il vicequestore”. È possibile che a nessuno di quelli che comandavano sia venuto in mente di dire ai cento carabinieri che stavano a 10 o 15 metri di distanza, ‘andiamo a difenderla’?

Le sentenze

Le indagini sul G8 di Genova condotte dai Pubblici Ministeri volsero su 4 fronti:

  1. Mario Placanica per la morte di Carlo Giuliani
  2. Le violenze nelle piazze con Alessandro Perugini, capo della Digos, accusato di aver dato un calcio in faccia ad un manifestante.
  3. L’irruzione alla scuola Diaz, sede del Genova Social Forum
  4. L’indagine contro le violenze sui manifestanti in custodia nella caserma di Bolzaneto verso i sanitari e le forze dell’ordine

La sentenza della Corte Europea, successivamente al processo italiano, dichiarò che si era fatto il possibile per comprendere le cause della morte di Carlo Giuliani. Mario Placanica fu congedato ma rimase un uomo confuso e segnato da quanto accaduto.

I processi ai poliziotti sono processi difficili. Le indagini sugli episodi del G8 di Genova sono state molto complesse: 4 inchieste aperte dalla Procura di Genova, 600 indagati e più di 100 membri delle forze dell’ordine, tra questi anche i dirigenti. Il processo per i fatti accaduti nella scuola Diaz previde 29 imputati tra dirigenti e funzionari della polizia, le parti lese 93, ovvero tutti gli occupanti. Accuse di falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, lesioni gravi in concorso.

Il processo ha stabilito che furono effettivamente fatte delle violenze sui giovani, sui giornalisti e sugli stranieri. Le prove a difesa della Polizia, le bombe molotov e l’accoltellamento di un poliziotto denunciato e mai accaduto, sono state smontate durante i processi. È stato provato che la violenza fu usata solo dai poliziotti nella scuola Diaz. Furono 13 i condannati in primo grado, per un totale di 35 anni e 7 mesi mentre i vertici delle forze dell’ordine sono stati assolti con il dissenso dei presenti in sala. La condanna è stata ribaltata in Appello e in Cassazione con l’inasprimento di tutte le pene.

Per quanto riguarda le violenze perpetuate nella caserma di Bolzaneto, è stata accertata una lesione ai diritti umani e alla dignità della persona: i ragazzi sono stati offesi, beffeggiati, picchiati e torturati e i poliziotti, nel mentre, intonavano la canzone fascista “Faccetta Nera”. Gli imputati furono 44: 14 di Polizia Penitenziaria, 12 carabinieri, 14 poliziotti e 5 medici e paramedici. Non esistendo il reato di tortura, essi sono stati accusati per falso e violenza. Alla fine, sono stati condannati tutti i 44 imputati.

I processi contro i manifestanti e i Black bloc

25 furono i manifestanti accusati di violenze; oltre 800 ore di video analizzati permisero di accusare per violenze e saccheggio i manifestanti. I risultati portarono a 10 condannati per saccheggio, 14 disobbedienti condannati (ex Tute Bianche) e un assolto. Fino a 15 anni di reclusione per i Black Bloc mentre i disobbedienti di turno furono tutti assolti.

Cosa rimane delle giornate del G8?

Per molti rimangono fatti poco chiari delle giornate del G8 di Genova. I trentenni e le nuove generazioni di oggi avranno nelle teste parole come Black Bloc, lacrimogeni, Defender e il nome delle varie piazze degli scontri; il tutto mescolato da ricordi offuscati e notizie discordanti. Le testimonianze di qualche giornalista picchiato alla scuola Diaz, i racconti dei giovani che hanno subito una violenza gratuita, la foto di un ragazzo a terra in una pozza di sangue.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.