Vesuvius, l’amore di Andy Warhol per Napoli

Vesuvius

La Pop Art di Andy Warhol ha rivoluzionato il mondo dell’arte. Profondo il legame dell’artista con Napoli. L’esempio di ‘Vesuvius’

Andy Warhol è l’icona indiscussa della Pop Art, abbreviazione di Popular Art, un movimento artistico nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti tra la metà e la fine degli anni ’50.

Un genio ribelle, l’incarnazione perfetta dello spirito di un’arte che pose al centro soggetti della quotidianità, quasi banali, rendendoli iconici per ciò che in realtà rappresentavano per le persone.

Famosissime le scatole di zuppa preconfezionata Campbell’s, di cui l’artista era un accanito consumatore. Un soggetto apparentemente insignificante ma che attraverso l’opera di Warhol ha rappresentato un’icona della modernità che avanzava, della donna che poteva scegliere di trascorrere meno tempo in cucina grazie alla zuppa già pronta, una cosa impensabile fino a qualche anno prima.

Warhol si impose quasi subito sulla scena mondiale e in Italia si fece conoscere anche grazie ad alcuni appassionati d’arte che ne intuirono immediatamente la genialità.

La nascita di un profondo amore

Nel 1975 poi Lucio Amelio, gallerista e curatore di importanti collezioni, lo invitò a Napoli.

Warhol fu immediatamente stregato dal fascino della città tanto da definirla come “la New York italiana”, problematica e viva come la Grande Mela.

L’artista fu affascinato in particolare dal Vesuvio, dal suo potenziale distruttivo e dal fatto che, malgrado ciò, le persone convivessero con il pericolo vivendo addirittura a suoi piedi.

Vesuvius

Nacque così Vesuvius, una delle sue opere più iconiche, conservata al Museo di Capodimonte, a conferma dello stretto legame che l’artista e la città partenopea strinsero durante la sua permanenza napoletana.

Per realizzare l’opera Warhol prese ispirazione da una cartolina e ne creò diciotto edizioni, tutte realizzate a mano, ognuna di esse con colori e toni differenti per immortalare il vulcano in diversi momenti e cercare l’effetto di una sua eruzione.

Affascinante è il fatto che Warhol aveva abbandonato la tecnica della pittura a mano già da diversi anni e averla riutilizzata per le opere dedicate a Napoli sottolinea sicuramente uno slancio artistico molto forte e un maggiore coinvolgimento emotivo verso l’opera che stava realizzando.

Warhol volle presentare Vesuvius e tutte le serigrafie ad esso collegate in una mostra personale dal titolo Vesuvius by Andy Warhol che si tenne a Capodimonte nel 1985, curata dallo stesso Amelio.

Vesuvius era una metafora del carattere impetuoso della città di Napoli e insieme della violenza distruttrice di cui la natura può essere capace. Proprio questo dualismo fu uno dei principali motivi per i quali Warhol si avvicinò artisticamente alla città italiana e decise di renderla protagonista della sua arte.

Chi ha accompagnato Warhol durante il suo soggiorno napoletano ha dichiarato che amava Napoli, il fuoco creativo delle sue viscere, il convivere fatalistico con la morte.

E a pensarci bene Napoli è stata la sola città che Warhol ha scelto di raccontare in un’opera che per lui è stata veramente molto importante.

La Pop Art è un pezzo di storia che ha ancora molto da dire

Questo artista unico e geniale fu vittima di un attentato nel 1968 che gli procurò molti problemi di salute fino alla morte, dovuta alle complicazioni di un intervento chirurgico nel 1987, due anni dopo aver presentato la produzione artistica ispirata da Napoli che lo aveva accolto a braccia aperte.

Chissà se sarebbe tornato a raccontare questa città cogliendo altri aspetti da rendere iconici.

Resta Vesuvius e una produzione successiva nata in questa terra, ispirata da Warhol, che ha prodotto altre importanti opere.

Restano collezioni, musei con ampie sezioni dedicate alla Pop-Art, mostre per chi ama questo genere o per chi vuole tentare un approccio con quest’arte affascinante e sempre viva.

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