Via Francigena in bici, l’avventura di Giuseppe Alessandro Porraro

via francigena

La via Francigena raccontata BackGap alias Giuseppe Alessandro Porraro. Scopriamo cosa porta un giovane ad intraprendere il viaggio che gli ha cambiato la vita

Abbiamo intervistato Giuseppe che ha percorso la via Francigena in bicicletta, un’avventura piena di insidie, di cadute ma anche di importanti traguardi. Giuseppe, nativo ischitano, vive da 5 anni a Milano e per tornare a casa ha deciso di fare un rientro che gli ha permesso di attraversare l’Italia intera in bici!

Quando e perché hai intrapreso questo viaggio?

Ci pensavo da inizio quarantena, e nel periodo natalizio ho iniziato un allenamento di 7 mesi. Poi ho calcolato che alcuni tratti sarebbero stati molto faticosi e così presi una bici con pedalata assistita.

Ho saputo che hai dovuto cambiarla…

Sì, ho caricato la bici con la pedalata assistita con più cose possibili. Così avevo 30kg di bici e circa 40 kg di bagagli. Accendevo il motore per evitare di sentire troppo peso sulle gambe. Poi la bici nel bel mezzo di una salita mi ha abbandonato e mi sono trovato a dover scegliere se proseguire il percorso acquistando una bici nuova, oppure interrompere il mio viaggio. Alla fine ho preso una semplice mountain bike, ho ridotto tantissimo il mio fardello e ho proseguito al doppio della velocità.

Hai fatto anche un’assicurazione?

Beh sì, ho fatto un’assicurazione e per fortuna la bici era ancora in garanzia, quindi mezza pena!

Hai riscontrato problematiche a causa del Covid?

A dire il vero il Covid ha solo migliorato questo viaggio, la gente ha bisogno di contatto umano. Soprattutto nei paesini sperduti la gente mi ha visto e si è fermata, pur di aiutarmi, di scambiare due chiacchiere, di raccontare la propria esperienza di vita. Alla fine ci sono stati abbracci e strette di mano, non perché non mi spaventa il Covid ma perché ho deciso di vivere comunque al massimo questa esperienza!

Hai conosciuto persone degne di nota?

Sì, nel modo più assoluto, se inizio non finisco più…Un uomo di circa 60 anni, Nicola, era alla sua 54esima tappa, l’ho incontrato che camminava nelle campagne piacentine ed è l’unica persona, negli ultimi anni, partito da Canterbury per arrivare a Roma, impiegherà circa 4 mesi.

Inoltre rimarrà nel mio cuore, Giuliano e Lara, che mi hanno salvato dalla salita del passo della Cisa, dove mi si è rotta la bici. Mi hanno portato a casa loro, mi hanno dato da mangiare, è stata una esperienza bellissima.

Quanto tempo hai calcolato per il tuo viaggio attraverso l’Italia?

Avevo previsto 12 giorni ma effettivamente era un pò utopico, non ho calcolato neanche un giorno di riposo!

Dove dormi? Ti accampi?

Non mi sono mai accampato ma ho dormito in ostelli o comunque strutture religiose.

Russavano?

Si da morire! Sopratutto dopo le giornate più stancanti capita sempre un compagno di camerata che russa come una mitraglietta.

Le foto che stai pubblicando sono bellissime, hai una attrezzatura particolare?

In realtà non sono le foto bellissime ma sono i paesaggi che bellissimi, io sono una schiappa con le foto. Sicuramente mi sono attrezzato con una videocamera 360 ma date le problematiche ho registrato davvero poco.

Come ti vedi al tuo arrivo?

Io non vivo neanche giorno per giorno ma città per città. Non so se arriverò a Ischia.

Credo che questa sia un’esperienza che tutti debbano provare, anche solo pochi giorni. Già nei primi quattro giorni è stata una botta di vita indimenticabile. Spesso l’esistenza diventa monotona e tutte le esperienze sono già vissute. Ma questo non è un semplice viaggio, è un’esperienza che ti fa vivere sotto un’altra ottica.

Conta più il percorso che l’obiettivo

Ho visto Giuseppe al suo arrivo a Napoli, stanco, un pò triste per non aver raggiunto l’obiettivo prefissato ma con una luce nuova nei suoi occhi. Con un sorriso che ha dato una svolta alla mia giornata. Mi ha donato la consapevolezza che spesso è più importante il percorso che l’obiettivo.

Potete seguire Giuseppe Alessandro Porraro sulle sue pagine social Instagram e Facebook .

Photocredits @Giuseppe Alessandro Porraro

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.