World Smile Day, sorridere è contagioso: i benefici sulla nostra salute e quella altrui

World Smile Day

Ogni primo venerdì di ottobre si celebra il potere del sorriso: il World Smile Day. La Giornata mondiale, nata nel 1999 dall’idea della World Smile Foundation, sprona tutti a compiere gesti positivi e gentili

Oggi, più che mai, dobbiamo ricordarci di sorridere e far sorridere chi ci è accanto. Ogni primo venerdì di ottobre è considerata infatti la Giornata mondiale del sorriso. Il World Smile Day, nato nel 1999 dall’idea della World Smile Foundation, sprona tutti a compiere gesti positivi e gentili così da innescare un effetto domino all’insegna del buonumore.

Decisivo in tal senso fu l’artista e imprenditore statunitense Harvey Ball, noto per aver creato il disegno dello “smile”, l’icona dell’ottimismo e della positività. La famosa faccina sorridente, fu ideata per essere posta sulle scrivanie e appesa ai muri di una compagnia di assicurazioni. L’intento di Ball era quello di far accrescere il buon umore dei lavoratori e così le loro prestazioni.

La creazione di Harvey Ball divenne, ben presto, simbolo di pace e metafora delle buone azioni che gli uomini dovrebbero scambiarsi l’un l’altro, per vivere in un mondo migliore. Così, Ball desiderò che venisse celebrato il potere di questo grandissimo mezzo, in un giorno specifico.

Ridere è contagioso. Lo dice la teoria dei neuroni specchio

Basterebbe così poco per migliorare la giornata altrui e strappare sorrisi a chi ci circonda. Del resto, è risaputo: ridere è contagioso! Così come lo sono tutti gli altri stati d’animo. A dirlo è la famosa teoria dei neuroni specchio, secondo cui noi riproduciamo schemi motori, comportamentali e stati emozionali che osserviamo in altri soggetti.

Riflettendoci, siamo molto più responsabili di quanto pensiamo di come gli altri si sentono. Una nostra azione, sguardo o semplice espressione potrebbe condizionare, nel bene o nel male, i comportamenti e gli stati d’animo di chi ci è affianco o persino di uno sconosciuto incrociato per strada.

Ciò significa che ciascuno di noi, ogni giorno, è nella condizione di scegliere cosa trasmettere agli altri, se migliorarne o meno la qualità della giornata. Basterebbe davvero poco. D’altronde, a fare la differenza sono sempre quei piccoli ma rivoluzionari atti di generosità.

Un sogno per domani: un sorriso può salvare il mondo

Almeno questa è l’idea del protagonista del film, Un sogno per domani, diretto da Mimi Leder. Trevor è un bambino di soli 11 anni ma con un grande sogno nel cuore : migliorare il mondo, attraverso una catena umana di buone azioni. Decide di presentare questo progetto a scuola, durante una lezione di scienze sociali.

Questa è la sua idea rivoluzionaria ,per cambiare in meglio il mondo: ciascuno deve compiere tre buone azioni, facendo tre favori a tre persone diverse. Queste ultime poi devono fare altrettanto, e così via. A crearsi sarebbe una social-catena fatta di armonia e solidarietà, mossa dal più potente dei motori: l’amore.

Sembrerebbe un’utopia, ma dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo: fare del proprio meglio per far sorridere gli altri, alleviandone le sofferenze.

La terapia del sorriso: ridere aumenta la resistenza al dolore

Che sorridere e far sorridere, sia la cura di tanti mali è riconosciuto ormai anche dalla scienza. In campo medico, è infatti adottata da anni la terapia del sorriso, nota anche come clownterapia. E’ la ferma convinzione che il riso e il divertimento contribuiscano a migliorare l’umore dei pazienti, creando così un buon punto di partenza per la guarigione.

“La medicina non è divertente, ma c’è molta medicina nel divertimento”.

L. e M. Cowan

A inventare la terapia del sorriso fu il famoso Dott. Patch Adams. Lo ricordiamo senz’altro associato al dolce viso con il naso rosso di Robin Williams, che lo interpretò, magistralmente, nell’omonimo film.

Patch Adams fu un uomo controcorrente rispetto ai metodi tradizionali della medicina. Il suo metodo infatti non fu capito né accettato, inizialmente. Ci volle tempo, prima che la scienza riconoscesse un valore terapeutico alla cooperazione tra gli essere umani, alla creazione di un clima di armonia e divertimento. Niente di miracoloso, ma la risata è un ottimo antistress: aumenta le difese immunitarie, migliora l’ossigenazione del sangue e i problemi di origine cardiovascolare e respiratoria. Ridere ha il potere di calmare i dolori, poiché quando ridiamo vengono rilasciate delle sostanze chimiche, le endorfine, che agiscono come antidolorifici.

Il buon umore fa quindi sentire vivi, dà la forza di reagire e continuare a combattere. E questo è un ottimo punto di partenza per guarire.

Lo yoga della risata

Per sentirsi meglio, attraverso la risata, non bisogna però aspettare che ci siano stimoli esterni e comici. Si può anche ridere senza motivo!

L’azione di ridere può essere infatti autoindotta attraverso il cosiddetto yoga della risata. E’ una pratica inventata nel 1995 dal medico indiano Madan Kataria. L’uomo scoprì che una risata simulata si trasforma presto in una autentica e che il corpo non riconosce la differenza tra le due. I benefici apportati dunque sono i medesimi.

Kataria inventò anche il primo club della risata che era inizialmente un gruppo di poche persone. Oggi ce ne sono tantissimi in tutto il mondo.

Lo yoga permette di meditare, di immaginare un’emozione positiva e di produrla attivamente, stimolando così il benessere sia del corpo che della mente. Essendo inoltre una tecnica di gruppo permette di cooperare e migliorare le relazioni con gli altri. Ridere ci tiene in vita, ci apre al mondo e agli altri. E’ per questo che trovare il modo di ridere, lo spazio e il tempo in cui farlo, dovrebbe essere un impegno costante, un regalo da farci ogni giorno.

Quando tu riditu cambiquando tu cambicambia il mondo intorno a te

Madan Kataria

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.