Zlatan Ibrahimovic: il culto della personalità in 10 momenti per celebrare i suoi 40 anni

Zlatan Ibrahimovic

Il fuoriclasse svedese compie 40 anni: la sua lunga carriera è piena zeppa di momenti incredibili, riviviamone qualcuno

Zlatan Ibrahimović rappresenta la più perfetta applicazione del machismo prestato allo sport. Quanti difensori ha maltrattato? Quanti compagni ha rimproverato malamente? Quante porte ha sfondato?
Un calciatore totale, un uomo carismatico ma, più di tutto, l’antropomorfizzazione del concetto di potenza.

Nella grande industria mediatica contemporanea, costruirsi un personaggio è fondamentale per chiunque aspiri al mondo dello spettacolo – e, per inciso, il calcio inizia a tendere pericolosamente verso lo sport entertainment . Ma Ibra ha piegato la cognizione collettiva adattando la visione che il pubblico ha di lui a ciò che il suo sconfinato ego voleva che fosse.

Le risse, le leggende metropolitane alla Cliff Booth, le dichiarazioni da jefecito e i giochetti mentali con i difensori avversari sono laterali, per così dire, alla vera dominanza che è in grado di trasmettere su un manto erboso, con i calzettoni e gli scarpini abbinati alle migliori magliette della storia del fùtbol.

E quale metro migliore – per un attaccante – per misurare il tasso di dominanza, se non i suoi gol? Ce ne sono tanti, vero. Quasi 600 tra club e nazionale. Ma ce ne sono 10 che meglio rappresentano la dominanza di Zlatan Ibrahimović, e che in un certo senso ne hanno costruito l’intimo culto della personalità dello svedese. Vediamo quali sono.

Ajax vs NAC Breda, 22 agosto 2004

Così giovane, così forte. E ad Amsterdam di bravini ne hanno visti. Ma l’analisi è molto semplice: sbaglia il primo controllo, ma è giovane… imparerà; con prepotenza va a riprendersi la palla e mette in imbarazzo il primo difensore con una finta di calcio.

Poi ne fa un’altra, meno beffarda e spavalda perché ha da prepararsi in uno slalom spavaldo – quello sì che lo è -. Così decide di aprire un conto al bar e pagare da bere a tutti i difensori che lì ha spedito. Ma il culto della personalità lo coltiva nell’ultimo dribbling.

Il primo difensore ad essere vessato, fa in tempo a tornare; Zlatan potrebbe tranquillamente stilare una sassata sotto l’incrocio, tanto nessuno potrebbe ostacolarlo. Ma decide di educare gli avversari a non osare affrontare la sua persona: altra finta, culo per terra, appoggio di giustezza e gol.

Sarebbe un personaggio perfetto per l’educazione siberiana. E, personalmente, vorrei vederlo in un gangster movie.

Italia vs Svezia, 18 giugno 2004

Brutti ricordi per l’Italia calcistica. Il gol se lo ricordano tutti. Ma questo scatto è un misto di venerazione, incredulità e rassegnazione da parte degli avversari: Buffon viene sovrastato e ha la faccia di un adolescente malmenato alle scuole superiori in una commedia statunitense; Pirlo fa di tutto per non mandare in nobili regioni il calcio; l’arbitro sembra sbigottito.

I samurai più ricchi e più abili, durante il lungo medioevo giapponese, usavano intimorire l’avversario con maschere demoniache e armature verniciate che contribuivano a creare una sorta di leggenda intorno alla figura di chi le indossava. Ora pensate al viso di Ibra, che ha qualcosa di tremendamente terrificante e diabolico, e come può intimorire ulteriormente gli avversari?

Con un salto di almeno mezzo metro, in torsione, di tacco. Somiglia ad uno struzzo che prova a levarsi in volo. Ma è semplicemente Zlatan Ibrahimovic che umilia gli avversari. Perché, se ben ci pensate, in questo gol c’è tutto: coordinazione, intuito, spavalderia e potenza.

Roma vs Juventus, 19 Novembre 2005

Intanto, questo video evoca una profonda nostalgia nei cuori degli sportivi italiani. La stagione in questione è quella che poi passerà alla storia per Calciopoli, da cui l’Italia calcistica ne uscirà profondamente cambiata. Però, a pensarci ora, quanti campioni di assoluto livello si intravedono in poco più di 50 secondi…

Tornando alle cose di Zlatan Ibrahimovic, ritroviamo ancora un tacco, non per segnare ma per smarcarsi: controllo orientato in avanti, assolutamente scriteriato per le menti normali – ma la sua non lo è – e assolutamente impossibile per le capacità atletiche del 95% dell’umanità.

Il tentativo di Samuel Kuffour di allacciarsi ad Ibra ha del commovente. Il difensore ghanese ci ha provato, davvero in tutti i modi, a non essere un giocattolino strattonato. Ma non ha potuto. Lo svedese, mai contento e sazio, arriva sotto porta e decide di fiondarla sotto la traversa d’esterno. Mica male.

Inter vs Bologna, 4 ottobre 2008

Immagine de La Gazzetta dello Sport

L’ennesimo tacco della – pur giovane – carriera di Zlatan Ibrahimovic. E il gesto tecnico di questo gol è meraviglioso: elegante, leggero, in anticipo sul difensore, con un angolo di tiro decisamente ristretto. Se pensiamo che il cross lo fece un certo Adriano Leite Ribeiro, dobbiamo considerare necessariamente quanto forte fosse quell’Inter.

Ma di questo gol, magnifico, mi soffermerei sull’esultanza. Mai banale per un calciatore il modo di reagire ad un gol – soprattutto se quest’ultimo è abbacinante, quasi lisergico direi. Intanto, dalla TV ci si chiede prima: “ma è entrata? è gol? ma com’è possibile?!”. Poi si realizza, perché c’è lo sconforto misto ad incredulità di difensore e portiere.

Ma ecco Zlatan che sale in cattedra: è fermo nel punto da dove ha segnato si guarda intorno e apre le braccia. Molti potrebbero dire che il gesto sta a significare: “Hey! Guardatemi!”. Nah, perché ha un ghigno sul viso, beffardo come quello del Joker e, unito alle braccia, vuole dire: “Ma davvero non vi aspettate queste cose da uno come me?”

San Siro in delirio, Mourinho gongolava ed era bellissimo vedere uno come Adriano sorridere di sana gioia.

Lecce vs Milan, 16 gennaio 2011

Beh, cosa dire? Forse ci sono da dire esattamente 3 cose:

  1. Giuseppe Vives che prova a fare a sportellate e rimbalza contro come una pallina da ping-pong;
  2. La coordinazione riscrive le leggi della fisica, e non fatelo sapere a Caressa sennò ci becchiamo un nuovo effetto Magnus;
  3. Quanto ci mancano le facce di Adriano Galliani?

Sembra un antipasto di quanto avverrà un anno e mezzo dopo, circa. In una partita della Svezia. E ricordo esattamente il delirio estatico di un amico rossonero quando vide quel gol. Un concentrato incredibile di forza e arroganza vecchio stile.

I compagni che corrono ad esultare insieme a lui sono quasi increduli. Ma per Zlatan è tutto normale, ha semplicemente deciso una partita in un modo assurdo.

Immagino condividere lo spogliatoio con Zlatan Ibrahimovic e sentirmi dire: “Cazzo guardi? Gol facile per Zlatan”.

Svezia vs Inghilterra, 14 novembre 2012

Foto di Agora Vox Italia

Probabilmente, il suo gol più bello, più irrazionale, più senza senso, più fuori dal mondo. Ora, sfido chiunque, anche nel calcetto tra amici, a calciare di prima, al volo, una palla rilanciata dal portiere a mezza altezza. Nessuno lo farebbe. Ma Zlatan quella sera ha deciso di farlo. Come?

In una rovesciata che è esattamente a metà tra il taekwondo e il film Shaolin Soccer. Non ha nessun senso questo gol. Se non quello di dire: io sono Zlatan Ibrahimovic e segno come e quando voglio. Ed è esattamente questa la differenza che passa tra un fenomeno e un ottimo calciatore.

Un altro avrebbe stoppato il pallone, puntato gli avversari, cercato un assist oppure avrebbe provato a calciare. E sarebbe stata la cosa più giusta da fare. Ma se non si facessero cose sbagliate, che noia sarebbe l’arte del pallone?

Anderlecht vs PSG, 23 ottobre 2013

La sera in cui Zlatan Ibrahimovic ha deciso di spaccare le porte belga. Praticamente, uno Shkval (un siluro eccezionale, per i meno attenti sulla storia delle tecnologie militari) scagliato contro il portiere dell’Anderlecht. Sono piuttosto sicuro che potrebbe intentargli causa.

In una successiva intervista alla UEFA, Ibra rivelò che non sapeva bene come reagire: si sentiva felice perché l’intero pubblico di casa (che perdeva 0-4) si alzò tributandogli una standing ovation. Anche con la bontà d’animo, oltre alla prepotenza e alla dominanza, si coltiva – un ormai acclarato – culto della personalità.

Non vorrei mai essere quel portiere.

Manchester United vs Southampton, 26 febbraio 2017

Non è un gol difficile, né eccezionale. Ma è un gol che significa tanto. Perché Ibra a 35 anni decide di andare nel campionato più probante al mondo, la Premier League, in una squadra in difficoltà da tanti anni, il Manchester United, e porta a casa 3 trofei.

Uno di questi, lo decide Zlatan Ibrahimovic con un’incornata furente contro i Saints. Ed è la dimostrazione che l’età è solo un numero per lo svedese. Ed è anche lui che fa partire l’azione.

Come calarsi a meraviglia nel cliché del buon vino che invecchia.

Los Angeles Galaxy vs LAFC, 31 marzo 2018

Foto di MondoSportivo

Minuto 71. I Galaxy stanno perdendo il derby 1-3. Tutto sembra fatto per il LAFC. Ma è il momento di Zlatan Ibrahimovic.

Minuto 77. Rinvio del portiere della squadra di casa, palla scodellata tra attaccante e difensore. Il rimbalzo è quello giusto, la distanza non lo sarebbe. Ma per Ibra è normale amministrazione: tiro in drop e portiere battuto da più di 40 metri. Ora siamo sul 2-3.

Minuto 91, nel frattempo è arrivata la rete del pareggio. Ibra ha cambiato quasi tutto in 20 minuti. Cross leggero dalla fascia, Ibra taglia sul primo palo, anticipa il portiere di testa e fa 4-3. Ha cambiato tutto.

Iconico il telecronista statunitense: “OHH ARE YOU SERIOUS?!”

Udinese vs Milan, 1 novembre 2020

Torna in Italia, tutti credono che ormai il meglio l’ha dato. Un quasi quarantenne può mai fare la differenza in Serie A? Molti scetticismi, tanti dubbi. Ma il Milan di Pioli da quando Ibra è tornato ha cambiato marcia. I compagni sono cresciuti sotto il mantello della personalità di Zlatan.

E questo gol negli ultimi minuti a Udine, è solo una chicca di quanto bene può fare Zlatan (infortuni permettendo) sul campo. Ma tutti questi gol hanno costruito il culto della personalità di Ibra, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Zlatan Ibrahimovic, semplicemente uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio.

Ed è eccezionale il tweet che pubblicherà sui social per celebrare questo straordinario gol:

Perché correre se puoi volare?

Dal Vangelo secondo Zlatan

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.